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A settembre si rischia il disastro, i sindacati incolpano Azzolina: basta inganni e passerelle, serve un decreto legge

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La riapertura delle scuole a settembre rimane contrassegnata da enormi dubbi: mancano gli spazi aggiuntivi e dove ci sono non sono state verificate le condizioni di igiene e sicurezza, il personale da assegnare non è stato previsto; inoltre, le linee guida sono generiche, il tempo per provvedere è pochissimo.

Lo hanno detto il 17 luglio i responsabili dei sindacati Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams, durante la videoconferenza stampa “La scuola si fa a scuola“.

I nodi da sciogliere per garantire la ripresa in sicurezza delle attività didattiche in presenza sono diversi: risorse economiche, distribuzione degli alunni per classe, organizzazione di orari e didattica, assunzioni dei precari.

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Riportiamo una sintesi degli interventi dei cinque segretari generali su queste problematiche, con le proposte al riguardo. 

Francesco Sinopoli, segretario generale Flc-Cgil

Senza organico aggiuntivo non si va da nessuna parte: il tempo scuola si ridurrà e anche di tanto, bisogna dirlo alle famiglie.

Per tornare a scuola in presenza serve un decreto legge, con spazi e organici aggiuntivi.

Si parla solo di banchi, ma serve altro.

Bisogna approvare provvedimenti straordinari, invece non è stato fatto: servono scelte chiare e indiscutibili.

Non è più tollerabile che la Ragioneria generale dello Stato detti le condizioni.

In tutti gli altri Paesi sono state fatte classi più piccole. Noi siamo ancora in tempo, ma bisogna accelerare.

A settembre avremo 200 mila supplenze: se ci avessero ascoltato, forse si fa ancora in tempo, si potevano stabilizzare tanti precari e non regge la storia del mancato merito.

Il sindacato vuole far sì che la scuola riapra: chi dice il contrario, sa di mentire.

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola

Noi siamo stati ricevuti la prima volta dalla ministra dell’Istruzione il 1° aprile. E in quell’occasione c’è stata la prima scaramuccia.

Ora ci dicono di aspettare i fondi del Recovery Fund, che però potrebbero arrivare la prossima primavera. Ma la scuola non può attendere.

Gli 80 mila posti destinati alle assunzioni sono una menzogna. Perché non avendo dato seguito alle nostre richieste non potranno essere destinati.

Perché si incentiva l’idea che la scuola non si è data da fare, invece di dire che non vi sono le condizioni?

Per esempio, ci sono 21 mila posti Ata vacanti e 200 mila cattedre vacanti o in deroga. Abbiamo tanto personale che possiamo assumere, ma non sono state create le condizioni.

Cosa succederà se il 1° settembre non ci saranno le graduatorie pronte? Se non saranno state effettuate le immissioni in ruolo? E se dovesse ripetersi i lockdown in alcune zone del Paese.

Serviva un piano B. Dire che abbiamo 1-2 miliardi a disposizione per la scuola non significa nulla: si tratta di qualche operatore in più in media per ogni scuola.

Senza un provvedimento legislativo, con le coperture adeguate, non si va da nessuna parte.

Non servono le passerelle, ma ponti stabili. Occorre approvare una norma strutturale.

Non vogliamo approfittare della crisi, ma la crisi ha fatto emergere i problemi. Quelli che dobbiamo risolvere. Non c’è programmazione: il problema non sono solo i mesi di emergenza, ma il lungo periodo. Ci sono realtà con 36 alunni per classe, come nelle Marche.

Si è fatto tardi, molto presto.

Pino Turi, segretario generale Uil Scuola

È imbarazzante essere trattati come la cassandra quando tutto va bene. Io vorrei sapere quale è il piano del Governo, che non c’è. Ringrazio i due ministri precedenti: avevano visioni opposte, ma sono stati collaborativi e li ringraziamo.

Non chiedevamo la luna nel pozzo, ma di attuare un’operazione prima del Covid. Oggi la crisi le ha accentuate.

Le 80 mila assunzioni sono un’ammissione di colpa: non sappiamo come coprirli, perché non ci sono i candidati.

Usciamo da questa logica di contrapposizione: apriamo la scuola a settembre in sicurezza e in presenza. Si deve fare con le persone, invece oggi sono messe da parte.

Dobbiamo avere certezza dei meccanismi. A settembre la scuola che riaprirà sarà la stessa di giugno.

Ieri abbiamo posto in un confronto formale, con pochi minuti per esprimere il nostro parere, le nostre ragioni. Ma era l’ennesima passerella, non c’è interesse ad ascoltare il sindacato.

Ci sono 200 mila posti da coprire, ma digitalizzare un milione di domande non sarà facile: se non ci sarà la possibilità di scorrere le nuove graduatorie Gps, bisognerà per forza avere il piano B.

Poi, si vogliono affidare le cattedre che rimarranno vuote agli studenti universitari: c’è bisogno di capirci bene sul merito.

La vera emergenza è aprire le scuole: la ‘casa’ sta andando a fuoco e invece di chiamare i vigili del fuoco, si convoca l’arredatore.

Il sistema è bloccato: ci sono famiglie nell’incertezza, dirigenti scolastici sconvolti, ai quali si chiede cosa serve salvo poi dirgli di no perché non vi sono risorse.

Occorrono cose semplici: nuovi spazi, riduzioni di alunni per classi, assunzioni.

Le scuole sottodimensionate vanno aperte: solo nel Lazio ci sono 80 scuole in queste condizioni, chi le apre? Un preside che ha già la sua scuola, dove deve misurare gli spazi aula per aula?

L’accordo sulla sicurezza si deve fare tutti assieme: il personale è l’elemento principale. Ma questa ministra non ascolta.

Un esempio sulle tante contraddizioni: le immissioni in ruolo si potranno fare fino al 20 settembre, però si apre il 14. E in nei primi giorni come si farà?

Affrontiamo le questioni concrete ed usciamo dalla propaganda: diciamo la verità.

Elvira Serafini, segretaria generale Snals-Confsal

Quando la ministra dell’Istruzione ha detto che la scuola si può fare anche nei musei, nelle parrocchie e nei cinema, ci siamo subito allarmati. È facile dire che portando fuori dalle aule gli studenti si fa cultura. Sono belle parole, ma andiamo ai fatti. Sorge il dubbio che non sia abbia la dimensione reale, dei problemi seri.

Chi è responsabile dell’igiene, della sanificazione e della sicurezza in questi luoghi. Chi accompagna gli alunni in questi locali? Sappiamo quanto è complesso fare un’uscita didattica, figuriamoci una didattica permanente fuori scuola. E poi, con quali trasporti si porteranno gli alunni?

Bisogna anche rivedere le responsabilità civili e penali dei dirigenti scolastici. La ministra dell’Istruzione ha detto che è sufficiente che il dirigente misuri con il metro ed è tutto risolto: ma viviamo su Marte? Allora va tutto bene sulla terra.

Quando abbiamo lo sdoppiamento delle aule, chi mettiamo nelle classi ad insegnare? Dei manichini? Perché la ministra non accetta le nostre proposte. Da quando si è insediata la ministra, quando ancora non c’era il Covid, avevamo chiesto di risolvere il problema degli organici. Invece, non è stata voluto. Ed ora siamo noi poco collaborativi? Non lo accettiamo.

Bastava sposare un’idea di dialogo. Anche per il personale Ata la situazione è drammatica.

Noi siamo sempre disponibili al confronto, perché ci teniamo al mondo dell’istruzione e a riaprire in presenza.

Non è la scuola del ‘Mulino bianco’, la scuola brucia.

Rino Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda degli Insegnanti

La ministra non risponde alle nostre domande sulla sicurezza. Si parla di un metro statico, ma io non conosco bambini statici.

Dire, come fa la ministra, che a settembre si aprirà in serenità. Non è così. Due settimane fa ha detto che è stato messo a disposizione dei dirigenti di un ‘cruscotto’ per misurare gli spazi di ogni aula. Ieri, invece, ha detto che devono segnalare i problemi. Quindi il ‘cruscotto’ non c’è.

La verità è che si fa solo il solito ‘scarica barile’. E noi siamo tra i capri espiatori.

Come cittadino ed insegnante ho una grandissima preoccupazione per la riapertura. Per stare in sicurezza servono spazio e personale. Ad oggi, sono stati addirittura ridotti gli organici, ridotti i posti di potenziamento. E allora? Prima riduciamo i posti e poi ne diamo una manciata a settembre?

Si parla di ore di lezione di 40 minuti, ma è una cosa assurdi: significa semplicemente mascherare la riduzione del tempo scuola. Si fa finta di dare le stesse lezioni, ma poi si riduce il tempo scuola.

Quello che non si dice è come si fa, in una scuola di 2 mila alunni, ad evitare assembramenti. Sono imprese difficili. Cosa ben diversa è quella degli istituti nei piccoli Comuni.

Si stanno monitorando gli alunni per capire come arriveranno a scuola: ma come si fa a ‘pescare’ gli alunni a metà luglio?

L’edilizia scolastica è un problema terribile: abbiamo una ventina di crolli l’anno. Invece, temo che non si vogliano affrontare i problemi. I tempi per cambiare qualcosa temo che siano scaduti. Abbiamo ricevuto solo promesse vaghe e impegni non chiari.

Le graduatorie difficilmente saranno pronte per il 1° settembre. La vedo estremamente drammatica.

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