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Aggiornato il 16.03.2026
alle 18:01

Abusi in rete, quasi tremila indagini e 144 arresti nel 2024. La Polizia Postale: la strategia per proteggere i ragazzi parte dalle scuole

Un collaboratore scolastico di Catania che utilizzava l’intelligenza artificiale per creare immagini di nudo con il volto delle studentesse dell’istituto in cui lavorava. Una docente di Treviso che insieme al compagno di Roma (noto giornalista e manager) scambiava foto di nudo della figlia e dei nipoti, con tanto di commenti in chat su ciò che avrebbe voluto fare con le vittime. Sono solo gli ultimi episodi di pedopornografia portati alla luce dalle forze dell’ordine, che dimostrano come il tema sia drammaticamente attuale. La Tecnica della Scuola ha dedicato all’argomento una puntata di “Logos. Storie e Parole del mondo della scuola”. Ospite Marcello La Bella, Primo dirigente della Polizia di Stato e responsabile del Centro Operativo Sicurezza Cibernetica (COSC) della Sicilia Orientale, che ha analizzato il fenomeno sottolineando come repressione e prevenzione debbano procedere di pari passo.

I numeri del fenomeno in Sicilia Orientale

Il contrasto alla pedopornografia online rappresenta una delle sfide più urgenti e complesse per le forze dell’ordine. I dati nazionali del 2024, forniti dal Centro Nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, delineano un quadro inquietante: in un solo anno sono state avviate 2.800 indagini, effettuate mille perquisizioni e portati a termine 144 arresti, con oltre mille denunce complessive. In questo scenario, la Sicilia Orientale e Catania confermano un trend in crescita dei casi, specchio di una realtà digitale sempre più pervasiva. “Se si guarda ai dati del 2025, ci si accorge che il fenomeno è in crescita“, spiega La Bella. “Ciò significa da una parte che c’è un’attenzione molto importante della Polizia di Stato nel contrasto di questo fenomeno, dall’altra che il fenomeno stesso non accenna a diminuire”. Quasi sempre si tratta di maggiorenni che adescano i minori, “in particolare nelle piattaforme di gioco”. Tuttavia, secondo il dirigente, esiste una realtà sommersa che riguarda i giovanissimi.

La minaccia dei deep fake e dei deep nude

In altre parole, la pedofilia non è soltanto quella operata dagli adulti nei confronti dei minori. “C’è una situazione che riguarda i minori stessi, che tra di loro si scambiano immagini, video di natura sessuale esplicita, spesso realizzati anche nelle loro intimità”, spiega il dirigente della postale. “Si tratta a tutti gli effetti di materiale pedopornografico, con pene uguali nel Codice Penale“. Da non sottovalutare anche gli effetti dell’evoluzione tecnologica. Se da una parte l’intelligenza artificiale può essere utilizzata dai pedofili adulti – come nel citato caso del collaboratore scolastico – La Bella mette in guardia sull’uso tra i ragazzi. “Parliamo del deep nude, finte immagini di nudo realizzate ad arte per apparire vere. I minori le acquisiscono sul loro telefonino, tramite applicazioni di libero ottenimento, e poi le usano per offendere l’amica, la compagna di classe, inserendo il suo viso in immagini di pornografia minorile”. Fatti gravi, “puniti dal codice, perché anche la pornografia minorile virtuale viene sanzionata dalla legge”.

Azioni sul territorio: educare per prevenire

A fronte di questa situazione, la Polizia Postale non si limita alle indagini, ma investe massicciamente nella formazione. Solo nell’ultimo anno scolastico, spiega La Bella, nella Sicilia Orientale sono stati realizzati oltre 270 incontri, raggiungendo più di 30mila studenti. L’attività si sta concentrando sempre più sui bambini di quarta e quinta primaria, considerando che l’accesso alla rete avviene ormai intorno ai sette o otto anni. Il metodo scelto è quello della narrazione di fatti reali per scuotere le coscienze. “Quando andiamo nelle scuole raccontiamo delle storie, più che dare un decalogo di regole. Storie accadute realmente, casi concreti, perché così prendiamo l’attenzione maggiore da parte di chi ci ascolta”. Un lavoro fondamentale per mettere in guardia di ragazzi dai pericoli del digitale, conclude La Bella. “Cerchiamo di evitare che cadano vittime di trappole gravi. La rete non è un mondo virtuale, ma un mondo reale dove gli effetti possono essere devastanti“.

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