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30.05.2026

Le mamme sull’apertura della scuola in estate: “Serve a tutte le famiglie: lavorare non è una necessità speciale”

Quando suona l’ultima campanella, per molte famiglie italiane non inizia il relax, ma il problema. La chiusura delle scuole espone ogni anno una fragilità strutturale del nostro sistema di welfare: la mancanza di strutture sportive, ricreative e culturali gratuite per bambini e ragazzi lascia migliaia di genitori senza risposte. Non è un caso che l’Emilia-Romagna abbia scelto di riaprire i battenti già dal 31 agosto, con Genova pronta a seguirne l’esempio.

C’è poi chi spinge per una soluzione più radicale: riformare il calendario scolastico distribuendo le vacanze nell’arco dell’intero anno. Una proposta che troverebbe benefici sulla salute dei docenti, sull’apprendimento continuo degli studenti e sulla conciliazione vita-lavoro delle famiglie, ma che incontra anche resistenze significative. Il tema è stato al centro dell’ultima puntata di Scuola Talk, trasmissione di approfondimento de La Tecnica della Scuola, andata in diretta video sui canali Facebook e YouTube della testata. A confrontarsi Sara Malnerich e Francesca Fiore, le influencer note come #Mammadimerda, e Chiara Palù, dirigente scolastica dell’istituto “Micheli” di Parma. Il tutto arricchito dai risultati di un sondaggio esclusivo su oltre 400 tra docenti, dirigenti e famiglie.

Tutte le famiglie hanno bisogno di supporto, senza distinzione

Le due mamme hanno fermamente commentato: “L’apertura anticipata non viene incontro a ‘necessità speciali’ di alcune famiglie: lavorare non è una necessità speciale, tanto più in questo momento storico. I dati ISTAT sulla crescita dei salari mostrano una ripresa lentissima dopo trent’anni. Non è un vezzo aver bisogno di due stipendi, che attualmente sono erosi dall’inflazione. Le questioni familiari ed economiche ricadono direttamente sul benessere dei bambini: se i genitori devono lavorare come muli per pagare dai 1.600 ai 2.500 euro di centri estivi per due figli, finiscono per non vederli mai e non avranno i soldi per fare attività insieme. Sono banalità necessarie per far star bene un bambino”.

E sugli sviluppi delle ultime settimane hanno aggiunto: “La proposta dell’Emilia-Romagna è un punto di partenza, non l’arrivo auspicato. Nella nostra proposta di indirizzo stilata con il Centro Studi di WeWorld, chiediamo che il calendario segua il ciclo dell’infanzia, con la scuola che chiude il 30 giugno e riapre il primo settembre. Attualmente la scuola riapre a metà settembre, ma con le nomine dei docenti in ritardo spesso non si attivano subito servizi come mensa e tempo prolungato, gravando sulle famiglie. Chiediamo che luglio e agosto siano mesi facoltativi con attività didattiche sospese e che le chiusure siano redistribuite seguendo l’esempio di Francia, Germania o Paesi Bassi. In Francia, ad esempio, chiudono ogni due settimane per una settimana di pausa, durante la quale le scuole erogano i ‘centres de loisirs’ con un piccolo contributo. Oggi in Italia i centri estivi costano 150-200 euro a settimana a causa della legge della domanda e dell’offerta; pagarli spalmati durante l’anno sarebbe molto diverso”.

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