La campanella a scuola inizierà a breve a suonare in tutte le scuole d’Italia, si inizierà con Bolzano il 7, poi Valle d’Aosta e tutte le altre fino al 17 settembre. Ma il caldo record che sta interessando la Sicilia preoccupa insegnanti e famiglie. Francesca Maccani, scrittrice di origine trentina residente da 15 anni a Palermo, dove insegna lettere, guarda con apprensione all’avvio delle lezioni, paragonando questa estate a un lockdown: “Tutti reclusi a casa con i climatizzatori accesi”.
Nella succursale dell’istituto in cui insegna le aule sono dotate di climatizzatori, ma il loro utilizzo è limitato, racconta la docente a Repubblica: “Non è possibile accenderli tutti contemporaneamente per rischio di sovraccarico, quindi c’è una sorta di turnazione che ne limita l’efficacia”. A complicare la situazione, spiega la docente, sono anche le dimensioni delle classi: “Le aule sono spesso piccole e sovraffollate e il caldo diventa insopportabile anche con l’aria condizionata accesa”.
Le temperature elevate si ripercuotono direttamente sugli studenti, con effetti che vanno ben oltre il semplice disagio fisico: “C’è chi si sente male, chi chiede di andare frequentemente in bagno per rinfrescarsi, chi accusa mal di pancia o capogiri, chi è asmatico”. Un disagio che si amplifica tra i compagni di classe, con conseguenze dirette sul rendimento scolastico: “I ragazzi si suggestionano a vicenda e il risultato è che l’attenzione e l’apprendimento ne risentono”. Al momento, spiega la docente, l’unica alternativa percorribile è ridurre le ore di lezione, in attesa di entrare a regime a ottobre, quando le temperature dovrebbero tornare più vivibili.
Di fronte al no della Regione alla richiesta dei sindacati di posticipare l’avvio delle lezioni, Maccani si dice favorevole: “Sono assolutamente favorevole a posticipare l’avvio delle lezioni di almeno una settimana per evitare il picco di calore. Non credo che comprometterebbe la didattica perché con il caldo estremo le lezioni sono comunque poco efficaci e vengono interrotte continuamente dalle esigenze dei ragazzi”. Anche a chi teme che un rinvio faccia slittare la fine dell’anno a giugno inoltrato, la docente risponde ricordando che già ora, dal ponte del 2 giugno, le classi si svuotano progressivamente. Alle famiglie che non possono gestire i figli in caso di rinvio, ricorda infine che il suo istituto ha già attivato, grazie a tre progetti Pon, attività di accoglienza sportiva e ludica per i ragazzi.