Ieri abbiamo parlato di una docente di scuola superiore che lavora in Campania, che ha aperto una petizione su Change.org per smuovere l’opinione pubblica e chiedere di posticipare il rientro a scuola. Come riporta Ansa, la docente ha presentato un’istanza urgente ai vertici istituzionali nazionali e locali, trasmettendo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una petizione popolare con le quali chiede il posticipo dell’apertura delle scuole.
Oggi, 1° settembre, si ha notizia di un’altra petizione promossa da alcune mamme siciliane. Ecco cosa chiedono, come riporta Palermo Today: “Stiamo promuovendo una petizione per chiedere maggiore attenzione alle condizioni in cui i nostri figli dovranno affrontare l’inizio del nuovo anno scolastico. In questi giorni le temperature sono ancora molto elevate e in numerose scuole i sistemi di climatizzazione risultano inesistenti o insufficienti. I nostri figli si recano a scuola per studiare, formarsi e costruire il proprio futuro, non per soffrire a causa del caldo. Per questo chiediamo agli enti competenti di intervenire concretamente, garantendo condizionatori o adeguati sistemi di climatizzazione in tutte le scuole, affinché gli ambienti scolastici siano sicuri, dignitosi e adatti allo svolgimento delle lezioni. Chiediamo inoltre di valutare il posticipo dell’inizio delle lezioni, almeno fino a quando le temperature non saranno più compatibili con la permanenza degli studenti nelle aule prive di adeguati sistemi di raffrescamento. Non vogliamo aspettare che si verifichi qualcosa di grave prima di intervenire.
La salute e il benessere dei nostri figli devono venire prima di tutto. Con questa petizione vogliamo dare voce alle tante famiglie che chiedono semplicemente condizioni adeguate per i propri bambini e ragazzi. I nostri figli vanno a scuola per imparare, non per soffrire il caldo. Chiediamo alle istituzioni e agli enti competenti di ascoltare la nostra voce e di intervenire concretamente e tempestivamente”
“Il persistere di questo caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico di tutta la comunità scolastica”, dichiara la professoressa della prima petizione, per la quale è necessario “un intervento tempestivo delle autorità, a partire dal Sindaco di Agropoli, affinché adottino i provvedimenti di propria competenza per posticipare l’avvio delle lezioni in presenza di evidenti rischi termoigrometrici”.
Ecco cosa c’è scritto nella pagina della petizione: “In qualità di docente di lettere delle scuole superiori in Campania, scrivo con un profondo senso di urgenza e frustrazione per l’attuale situazione legata al Gran Caldo che colpisce la nostra regione in settembre. È inammissibile che l’anno scolastico riprenda il 15 settembre, quando le temperature sono ancora talmente elevate e il clima umido crea condizioni insopportabili per chi deve insegnare e per gli studenti che devono imparare.
Durante le vacanze estive, nonostante l’assenza di esami di Stato, ho personalmente sofferto per il caldo umido anomalo che non mi ha concesso un vero ristoro. Sono rimasta appiccicata a un ventilatore, combattendo con seri problemi di circolazione e dolori agli arti. La mancanza di sonno ha influito sul mio stato di salute generale e, nonostante le ferie, mi sento già esausta all’apertura delle scuole.
Il tema è più che personale, diventa un problema di salute pubblica per migliaia di studenti e insegnanti. Dove sono i climatizzatori nelle nostre scuole? La loro assenza rende le aule ambienti inadatti all’apprendimento, mettendo a rischio il benessere degli studenti e del personale scolastico.
La soluzione è semplice e alla nostra portata: posticipare l’inizio dell’anno scolastico al 1° ottobre permetterebbe a tutti di rientrare in un ambiente più sicuro e propizio all’apprendimento. Proponiamo anche l’installazione di sistemi di climatizzazione nelle scuole, un investimento necessario per garantire che studenti e insegnanti possano operare in condizioni adeguate”.
Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.
Dal sondaggio emerge chiaramente che determinate “abitudini scolastiche”, consolidate nel tempo, sembrano dure a morire: per oltre il 70% dei docenti, infatti, non bisognerebbe “spalmare” la pausa didattica nel corso dell’anno evitando di concentrarla solo in estate, così come aveva suggerito l’ex ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo anche di avere concordato la proposta con il titolare del Mim Giuseppe Valditara (il quale però ha precisato di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026).
Secondo gli ultimi dati forniti da Eurydice, relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia è al primo posto dei Paesi europei per numero di giorni di vacanze estive (97 giorni) e all’ultimo per numero di giorni di pausa durante l’anno (15).

Già nel 2023 il rapporto Eurydice dal titolo “The organisation of school time in Europe” denunciava la stessa cosa: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.
Ma le scuole sono pronte ad un eventuale redistribuzione delle pause didattiche? Ciò significherebbe ridurre le vacanze estive e quindi portare in classe docenti e studenti anche in alcune porzioni dei mesi più caldi dell’anno.
Al momento però si tratta di qualcosa di difficilmente praticabile: gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.
E già a fine maggio, molte città italiane sono state da bollino arancione se non rosso, con temperature fino a 30 e 35 gradi.