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Alternanza, Giuliani a Radio Cusano: si cambiano le ore, ma perché non si migliora la qualità formativa in azienda?

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Sull’alternanza scuola-lavoro si continua a parlare di ore, senza però centrare il vero nocciolo della questione: la qualità dell’esperienza formativa fuori scuola. A dirlo è stato il nostro direttore responsabile Alessandro Giuliani, nel corso della trasmissione “L’angolo del direttore”, andata in onda nel pomeriggio del 6 dicembre su Radio Cusano.

L’emendamento Gelmini

Dopo avere parlato della nuova adunanza plenaria sui diplomati magistrale del 12 dicembre (“stavolta regna la cautela”) e di incremento del tempo pieno con l’assunzione prossima di 2 mila nuovi maestri (“ci si dimentica che non bastano i maestri ma servono collaboratori scolastici e mense messe in sicurezza”), il direttore si è soffermato all’emendamento alla legge di bilancio proposto dall’on. Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia ed ex ministro dell’Istruzione, con cui vogliono portare da 180 a 210 le ore di alternanza scuola-lavoro.

In mezzo alla notizia

30 ore in più non cambiano la sostanza

“La misura approvata – ha detto Giuliani – riguarderebbe solo i professionali, perché gli istituti tecnici e soprattutto i licei hanno diverse ore in meno. Ma comunque, la differenza è minimale, perché anche per i professionali trattandosi di una quota da spalmare sul triennio finale delle superiori, si riduce ed appena 10 ore annue in più annue: significa uno-due giorni in più l’anno in azienda. Di cosa stiamo parlando. Francamente non vale la pena soffermarsi su questa modifica”

Sono le convenzioni definite e gli obiettivi formativi alti che mancano

“Quello che conta – ha sottolineato il direttore – è invece il rapporto che si instaura con l’azienda. E non è nemmeno più di tanto un problema legato ai fondi: se ne parla poco, ma questo deve essere sempre incentrato sulla base di accordi e convenzioni definite, che portano alla determinazione di progetti chiari tendenti alla formazione effettiva del ragazzo. Sinora questo è stato fatto poco”, con esperienze non di rado superficiali, anche se non sono mancate realtà territoriali floride, spesso al Nord: “questo silenzio presuppone che purtroppo si continuerà ad andare avanti di questo passo”.