Mentre Cheng Li-wun, presidente del partito di opposizione taiwanese Kuomintang, è in visita nella Repubblica Popolare Cinese su invito di Xi Jinping, a Taipei circola uno studio che fotografa con precisione il divario tra le due sponde dello Stretto nel campo dell’istruzione.
Come riporta il Corriere, il dato che colpisce di più riguarda le scuole primarie cinesi. Lo standard fissato dal governo prevede 45 studenti per classe, ma nella realtà è frequente superare quota 55. A questo si aggiunge un divario profondo tra aree urbane e rurali: a Pechino la media degli anni di istruzione supera i 12,5, in Tibet scende a 6,75. Nel 2025, l’85% degli studenti di Shanghai ha superato il gaokao, il selettivo esame di ammissione all’università; nella provincia di Anhui la percentuale si è fermata al 32%. Il piano di Pechino di introdurre massicciamente l’intelligenza artificiale nelle scuole aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: le tecnologie sarebbero utilizzate non solo a fini didattici, ma anche per sorvegliare il comportamento degli studenti.
A fare da contraltare è il sistema scolastico taiwanese. Secondo uno studio dell’Ocse, il 60% dei taiwanesi possiede un titolo di istruzione superiore alla scuola secondaria, una percentuale superata nel mondo solo dal Canada. Dal 2008, il 95% di chi consegue il diploma entra all’università. Nei test Pisa, gli studenti dell’isola si classificano terzi in Matematica e quarti in Scienze tra i Paesi Ocse. Sono numeri che spiegano, almeno in parte, perché l’opposizione all’unificazione con Pechino resti così radicata nella società taiwanese.