Prima Ora - notizie del 8 giugno 2026

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08.06.2026

Disabilità e inclusione a scuola, contano i dati e gli studi o le teorie di Vannacci? I bambini con autismo imparano di più in classi speciali o in classi separate?

I commenti del generale Vannacci su come affrontare il tema della disabilità e della inclusione degli alunni con disabilità nelle nostre scuole hanno un grande vantaggio.
Finalmente dimostrano che studiare per anni i problemi della sindrome di Down o dell’autismo ha poca utilità.

Soprattutto è ormai assodato che discipline come la pedagogia speciale e la pedagogia sperimentale servono davvero a poco.
A che serve, per esempio, mettere un certo numero di alunni con autismo in classi normali oppure metterli tutti insieme in classi fatte solo per loro (semplificando molto sarebbe questo il metodo della pedagogia sperimentale) per capire quale delle due modalità organizzative dia risultati migliori, se poi si scopre che aver studiato alla Accademia Militare e aver frequentato gruppi di confronto fra pari ha più o meno lo stesso valore?
Ci risparmieremmo un sacco di lavoro e di grattacapi.

Anziché mettere in piedi complicatissimi TFA difficili da organizzare per mille motivi (avere università con spazi adeguati, docenti e formatori preparati, materiali di studio testati e magari non troppo costosi) basterebbe mettere un po’ di studenti e di genitori intorno a un tavolo, ingaggiare un paio di influencer simpatiche e ed empatiche e dare avvio a qualche dibattito in stile “Sanremo il giorno dopo” o al massimo “Processo alla tappa” e sentire le diverse opinioni.
Cose del tipo: “Io avevo un cuginetto down che è andato in un istituto specializzato di Monte Pinocchio inferiore e dove ha imparato a fare la frittura di pesce e adesso lavora in una pizzeria”.
Oppure: “Al mio cuginetto autistico invece lo hanno messo in una classe di ragazzi normali: loro si sono diplomati tutti, un paio si sono laureati in giurisprudenza e invece lui, a 20 anni, continua a non fare nulla. Lo hanno preso in un centro diurno e passa la giornata a fare il solitario con le carte”.

Insomma confronto di pratiche, roba da materialismo dialettico, mica stupidaggini da neopositivisti che hanno letto 2 libri della Montessori e qualche articolo di “Neuropsichiatria infantile”.
Alla fine, secondo voi, conta più il parere di ha fatto due master ad Harvard o di chi ha studiato all’università della vita parlando con zii, cugini e vicini di casa ma che ha messo insieme300mila voti alle ultime amministrative nel nord-ovest e non si perde un conferenza stampa di Vannacci e dei suoi?

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