Un episodio avvenuto in un istituto tecnico commerciale in provincia di Padova è al centro di una polemica dopo la denuncia di un sindacato studentesco. Secondo la ricostruzione degli attivisti, in una classe del primo anno un’insegnante avrebbe ripreso due alunne di origine marocchina, di 14 anni, perché, durante la ricreazione, parlavano tra loro in arabo invece che in italiano, arrivando a suggerire loro, se avessero voluto continuare a usare la propria lingua, di tornare nel Paese d’origine.
Come riporta il Corriere, per il sindacato si tratta di un episodio grave, “perpetrato da una figura istituzionale che dovrebbe garantire inclusione e tutela”, collegato a una più ampia strategia politica di distrazione dai veri problemi della scuola, dai tagli all’istruzione al carovita, fino alla mancanza di prospettive per i giovani.
Il dirigente scolastico respinge le accuse: “Quale razzismo, quale islamofobia”, parlando di una “tempesta in un bicchier d’acqua”. Secondo la sua ricostruzione, un’insegnante, non riuscendo più a proseguire la lezione per le intemperanze di alcuni alunni, avrebbe chiamato la vicepreside, che ha ripreso con fermezza tutti gli studenti che non si comportavano correttamente, comprese le due ragazze. Queste ultime, cresciute nel territorio e secondo il preside perfettamente in grado di parlare italiano, in quel momento stavano parlando in arabo ridendo in faccia all’insegnante, “prendendola in giro”: da qui il richiamo a usare l’italiano.
Per il dirigente si è trattato di “un semplice richiamo, come ne capitano decine ogni giorno”, senza alcuna matrice discriminatoria. Ha aggiunto che, per quanto lo riguarda, la politica deve restare fuori dalle scuole, respingendo così l’interpretazione data dal sindacato studentesco all’episodio.