Quello degli alunni con disabilità e delle misure di sostegno (insegnanti, assistenti all’autonomia e altro) sta ormai diventando il tema del giorno ed è sempre più urgente conoscerne ogni caratteristica anche per individuare le soluzioni più corrette.
Il primo problema è che ormai la percentuale di alunni con disabilità sta aumentando (qualcun aggiunge anche “a dismisura”).
In particolare sono in aumento i casi di autismo e forse anche quelli di ADHD.
I docenti di sostegno sono ormai uno su 4 sul totale e ciononostante le scuole e le famiglie lamentano la carenza di personale dedicato.
E sono in aumento anche gli assistenti all’autonomia.
Come sempre si registrano differenze territoriali di non poco conto, su diversi aspetti organizzativi.
In un nostro recente articolo, per esempio, abbiamo messo in evidenza che al sud gli alunni con disabilità trascorrono più tempo fuori dalla loro classe rispetto ai compagni del nord: il dato è curioso e inaspettato e anche poco spiegabile.
I nodi strutturali, però, sono ben altri: soprattutto in alcuni ordini di scuola (pensiamo in particolare ai professionali) la percentuale dei ragazzi “certificati” è alta tanto che in taluni momenti della settimana è possibile che nella stessa classe siano compresenti anche 3-4 insegnanti di sostegno (oltre ovviamente ai docenti curricolari e agli assistenti all’autonomia).
Nelle scuole dell’infanzia dei piccoli paesi dove lezioni non superano il numero dei 6-7 bambini (ma basta una epidemia influenzale per farli scendere a 3 o 4) può accadere che si lavori con un numero di adulti pari a quello degli alunni.
C’è poi il problema storico (e per il momento del tutto irrisolvibile) dei docenti di sostegno di ruolo che dopo 5 anni di servizio sul sostegno possono ottenere il passaggio sul posto comune: e così il problema della formazione dei docenti di sostegno diventa del tutto improponibile.
A tutto questo si aggiunge il fatto che una percentuale non trascurabile di posti di sostegno al nord resta senza titolari, perché difficilmente chi ha il titolo (per di più insegnanti provenienti dal sud) accetta di lavorare al nord (in particolare nelle grandi città) a causa dell’elevato costo della vita.
Insomma, tutto va in una direzione: almeno nell’immediato il problema del sostegno è di difficile soluzione.
La stessa petizione di 20mila e più genitori che chiedono corsi di formazione per tutti i docenti sembra destinata a non andare in porto.
D’altronde questa strada l’aveva già provata il Governo qualche anno fanno approvando una disposizione che prevedeva l’obbligo per tutti i docenti di svolgere un certo numero di ore di formazione sui temi dell’inclusione.
Ma la norma non ebbe grande successo, anche perché a mettersi contro furono gli stessi sindacati.
Insomma, almeno per ora, il problema resta di difficile soluzione.
Vedremo se sarà il prossimo Governo a riuscire a ottenere qualche risultato migliore.