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24.09.2026
Aggiornato alle 12:04

Scuola, ansia e valutazione: cosa chiedono gli studenti italiani secondo il Progetto Iride Censis

Un luogo fondamentale per la socializzazione e la crescita, ma al contempo un’esperienza segnata da una presenza costante di ansia, incertezza e mancanza di trasparenza nei giudizi. È questo il quadro delineato dalla prima annualità del Progetto Iride «La scuola vista dai giovani», nato dalla collaborazione tra la Fondazione Costruiamo il Futuro Ets e la Fondazione Censis. La ricerca, presentata a Roma, ha dato voce a circa 8.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado e a 1.000 neodiplomati (18-24 anni) per analizzare tre pilastri della vita scolastica: l’orientamento, la valutazione degli apprendimenti e il benessere in aula.

L’incubo della valutazione: tra voti incomprensibili e ansia da prestazione

Uno dei dati più eclatanti emersi dall’indagine riguarda l’impatto emotivo della scuola sui ragazzi: il 71,0% degli studenti considera la scuola una fonte continua di ansia e stress. Interpellati sullo stato d’animo prevalente durante le ore di lezione, il 51,0% indica l’ansia e il 46,0% la noia, mentre la serenità si ferma al 25,8% e l’entusiasmo ad appena l’8,0%. L’impatto del sistema di valutazione è tale che il 73,7% ritiene che il modo di vivere i voti influenzi il proprio rendimento, e il 35,5% ha confessato di aver saltato la scuola almeno una volta per paura di una prova, pur essendo impreparato o preparato.

Il problema fondamentale sollevato dai ragazzi non è il voto in sé, quanto la mancanza di comprensione dei criteri valutativi. Solo il 9,3% dichiara che tutti i docenti spiegano con chiarezza come vengono assegnati i giudizi. Inoltre:

  • Il 74,7% viene a conoscenza del proprio voto esclusivamente tramite il registro elettronico;
  • Il 76,5% svolge i compiti a casa senza poi ricevere un voto, un giudizio o un momento di discussione con l’insegnante;
  • Il 57,6% affronta prove in classe senza ricevere alcun feedback utile;
  • Il 56,2% ammette di non comprendere perché la propria valutazione differisca da quella di un compagno.

La conseguenza di questo gap comunicativo si traduce in un senso di ingiustizia: il 56,4% ritiene che i docenti non siano obiettivi e il 44,3% giudica le valutazioni poco o per niente eque.

Orientamento e futuro: la grande incertezza dei maturandi

Anche sul fronte delle scelte di vita e di carriera, la scuola mostra vistosi margini di miglioramento. Il 43,4% degli studenti dichiara di non avere informazioni e competenze sufficienti per compiere una scelta consapevole sul proprio futuro, una necessità manifestata anche dal 38,9% degli studenti dell’ultimo anno.

Per chi intende proseguire gli studi universitari o accademici, la chiarezza resta un miraggio: solo il 25,5% ha già individuato il corso specifico, mentre il 32,3% conosce solo l’ambito generale, il 32,2% è indeciso tra più opzioni e il 10,0% non vi ha ancora riflettuto. Perfino in quinta superiore, il 29,2% dei maturandi si dichiara tuttora indeciso.

Non va meglio per l’ingresso nel mercato del lavoro, dove si evidenziano difficoltà pratiche e operative:

  • Il 51,5% degli studenti si sente poco o per niente capace di cercare e individuare offerte di lavoro;
  • Il 45,1% incontra difficoltà nello stendere una lettera di presentazione;
  • Il 43,7% ammette di non saper preparare un buon curriculum vitae;
  • Il 38,7% teme di non saper affrontare un colloquio di selezione.

La scuola come comunità di pari e il ruolo dei docenti

Nonostante le criticità didattiche e valutative, la scuola si conferma un punto di riferimento insostituibile per la socialità: per il 90,3% dei ragazzi è in primis il luogo in cui stringere amicizie e nuove conoscenze. L’80,4% va d’accordo con i propri compagni e il 54,0% indica proprio nel rapporto con i pari il fattore principale di benessere scolastico.

Più complesso appare invece il canale comunicativo con gli insegnanti. Sebbene il 55,8% degli studenti dichiari di potersi affidare ai docenti in caso di bisogno generale, questa disponibilità si incrina nei momenti di conflitto o di vulnerabilità. Quando si verificano divergenze sui voti ritenuti ingiusti, il 35,6% dei ragazzi discute con il professore senza ottenere ascolto o risposte, mentre il 29,5% rinuncia a priori al dialogo ritenendolo inutile.

Ancor più delicato il tema della tutela e della sicurezza: rispetto a fenomeni quali bullismo, cyberbullismo e discriminazioni, solo il 15,2% si sente del tutto protetto dalla struttura scolastica, a fronte di un 36,3% che non si sente tutelato per niente. Inoltre, tra gli studenti che hanno subito abusi, appena il 14,8% trova il coraggio di confidarsi con gli insegnanti, preferendo la famiglia (37,0%), gli amici extra-scolastici (27,2%) o chiudendosi nel silenzio (34,9%).

Cosa chiedono i giovani e la nostalgia post-diploma

I ragazzi non chiedono una scuola che regali voti o che azzeri l’impegno, ma desiderano un’esperienza educativa dotata di maggior senso e legata alla realtà. La prima richiesta per cambiare la scuola riguarda infatti lezioni più interattive e dinamiche (indicata dal 45,0%), seguita da programmi più attuali (32,0%) e da un ridimensionamento del carico di verifiche e compiti a casa (31,9% e 57,3%).

Curiosamente, il giudizio sulla scuola tende a migliorare notevolmente una volta terminati gli studi: il 71,2% dei diplomati giudica positiva la propria esperienza scolastica complessiva (contro il 46,2% di chi la frequenta attualmente) e l’83,9% riconosce l’utilità formativa delle conoscenze apprese. Tuttavia, il passare del tempo non cancella nei neodiplomati il ricordo vivido dell’ansia provata nei banchi (53,8%), delle valutazioni poco trasparenti e della scarsità di feedback costruttivi da parte dei docenti.

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