Un bimbo figlio di due mamme unite civilmente è stato escluso dall’asilo comunale ad Ancona: le due donne hanno deciso di fare ricorso e il Tar ha dato ragione alla famiglia e ha bocciato il Comune. Lo riporta Il Corriere della Sera.
Il Comune non ha conteggiato la seconda madre e per entrare al nido il bimbo ha avuto assegnato un solo punto in graduatoria: troppo poco per entrare all’asilo. Nel punteggio è stata infatti riconosciuta solo la posizione lavorativa di una delle due mamme, quella biologica e formalmente registrata come genitore all’anagrafe. Per essere considerati “genitori entrambi lavoratori” serve che entrambi risultino tali all’anagrafe. E così il piccolo è rimasto fuori.
La graduatoria è stata dichiarata illegittima, anche se nel frattempo è stata accertata la sopravvenuta carenza di interesse da parte delle due mamme, costrette a iscrivere il figlio – che ora ha 3 anni – a un nido privato.
Nel frattempo, però, interviene la svolta della Corte costituzionale, che nel 2025 riconosce il diritto dei figli a essere considerati tali nei confronti di entrambe le madri (compresa quindi anche quella non biologica) anche nei casi di procreazione assistita.
Un passaggio decisivo, perché – sottolinea il Tar – “l’atto amministrativo adottato sulla base di una legge dichiarata incostituzionale è annullabile”. Da qui arriva la conclusione: il provvedimento è illegittimo e viola il principio di uguaglianza tra i minori. Un verdetto che apre anche la strada a una richiesta risarcitoria nei confronti del Comune.