Ormai tutte le scuole della Repubblica sono state riaperte dopo le vacanze estive e il nuovo anno scolastico ha avuto inizio. Non c’è bisogno della sfera di cristallo per capire cosa accadrà a scuola quest’anno. Iniziamo dall’aspetto più antipatico, che impone anche nell’ambito formativo il criterio tanto caro a certa destra: law and order. Voglio essere esplicita: sono convinta della necessità di una disciplina ferma all’interno delle aule scolastiche. Nel chiasso e nella confusione si lavora male, si apprende poco, si finisce con il far prevalere la legge del più forte, che è quello che urla di più. L’illusione che, soprattutto alle materne e alle primarie, i piccoli studenti debbano “esprimersi liberamente” ha contribuito a portare allo stato attuale e senz’altro ha agito a svantaggio soprattutto di quei piccoli che, per innata vivacità, avrebbero maggior bisogno di sviluppare autocontrollo.
Mi limito a questo cenno, anche se sono consapevole della complessità del discorso e concludo affermando che la disciplina è necessaria ma deve scaturire, ad ogni età degli studenti, dal rapporto di fiducia con i loro insegnanti, dalla consapevolezza, che deve trovare ogni giorno conferma, che quegli adulti dietro la cattedra ne sanno più degli studenti e occupano quel posto per trasmettere ai più giovani ciò che conoscono.
Alla base di ogni buona scuola deve esserci quindi un rapporto fattivo tra chi impara e chi insegna, dominato dalla fiducia e dalla simpatia reciproca (poiché ci si trova in quell’aula per perseguire lo stesso scopo). Quanto siamo oggi lontani dalla situazione che ho descritto lo sanno bene tutti coloro che ogni giorno lavorano o studiano a scuola.
Rispetto all’annosa questione del mantenimento della disciplina cosa fa il Ministro? In sintonia con il governo di cui fa parte crea nuove “pene” e inasprisce quelle già esistenti. Emblamatica la “punizione” esemplare che Valditara ha pensato per quei malnati che volessero anche quest’anno far scena muta all’esame di Stato in segno di protesta: guai a loro! Avessero pur passato le altre prove a pieni voti, saranno comunque bocciati. Insomma, per una decina di ragazzi che, in tutt’Italia, rifiuta di rispondere all’ esame orale, Valditara mette in campo la pena massima affinché il fattaccio non si ripeta. La rilevanza di dieci studenti sul mezzo milione all’incirca che ha sostenuto l’esame di Maturità è chiara a tutti. Ecco una brutta figura che noi adulti (considero il Ministro un adulto e un uomo di scuola) potevamo evitare.
C’è poi il gran discorrere del divieto dell’uso dei cellulari in classe: anche in questo caso sembra che la soluzione del problema sia un’ulteriore “grida” contro lo smartphone e possibili pene esemplari per chi non obbedisce (in questo caso, non meglio specificate; a quanto leggo, i singoli istituti si stanno già esercitando a creare punizioni adeguate per i temerari che infrangeranno il divieto). Però, rispetto al divieto dell’uso dei cellulari, Valditara non si è inventato proprio nulla: già nel 2007 (18 anni fa!) il ministro Fioroni (quello della “riforma” fatta con il “cacciavite”: ma quante ne abbiamo viste!) emanava una dettagliata direttiva ministeriale dal titolo Disposizioni in merito all’uso degli smartphone nel secondo ciclo di istruzione.
Ed eccoci qui, dopo quasi vent’anni, ad insistere sullo stesso tema. Un mezzo passo avanti è stato fatto: bisogna riconoscere che Valditara si è informato e finalmente dimostra che anche al Ministero riconoscono l’esistenza di un’ampia letteratura scientifica che dimostra quanto sia dannoso l’uso di strumenti multimediali in età precoce. Quello che vale per lo smartphone vale però anche per tutti gli altri strumenti multimediali, che invece continuano ad essere posti al centro della didattica “moderna”: il PNRR ha messo a disposizione per le tecnologie digitali 2,1 miliardi di euro (tra parentesi: non si sa con quale criterio siano stati impiegati dalle scuole). Prima o poi anche il Ministero riconoscerà ciò che la vasta letteratura scientifica citata dallo stesso Valditara afferma da anni – e cioè che è in sé dannoso per bambini e adolescenti l’uso di ogni tecnologia digitale? Non si tratta di essere nemici del nuovo, ma di riflettere su quello che le neuroscienze hanno dimostrato sperimentando e indagando. E prima o poi spero che anche la fola che si debba “insegnare a usare consapevolmente Internet” verrà sfatata, forse troppo tardi, però. Internet è una risorsa molto preziosa che va lasciata a persone adulte e di cultura abbastanza salda, che quindi siano in grado di orientarsi sufficientemente nel labirinto mediatico: tranchant ma vero.
Si prevedono anche altri inasprimenti dal punto di vista disciplinare: ad esempio, il cinque in condotta implicherà la bocciatura. Sarebbe meglio chiedersi cosa ci sia dietro un cinque in condotta, quali disagi individuali e sociali possano portare a comportamenti estremi e violenti. Ma siamo di nuovo di fronte ad un discorso molto complesso, al quale non è estranea la visione deformata della realtà che viene fomentata dall’uso dissennato dei social media tra bambini e adolescenti. Come tutti i problemi complessi, anche questo non ammette scorciatoie: sia la bocciatura conseguente al cinque in condotta sia il “compitino” di educazione civica svolto attraverso azioni socialmente utili conseguente al sei sono proprio scorciatoie che certo non ridaranno autorevolezza agli insegnanti. “Non si tratta di punire, ma di responsabilizzare”, afferma Valditara.
Fatto si è che tutto ciò che è stato proposto per il nuovo anno scolastico in ambito disciplinare puzza assai di classica punizione. Ancora una volta, invece di indagare le cause che portano i più giovani a considerare la scuola “una gabbia, un inferno, un canile” (come emerge da una ricerca sociologica condotta su studenti delle superiori e presentata nell’inserto de La Repubblica di venerdì 4 settembre) ci si limita a “sorvegliare e punire”, usando poi parole di circostanza per sottolineare il “valore formativo” di tali presunte innovazioni.
Preoccupa anche il modo in cui l’informazione diffonde tali notizie, semplificandole ulteriormente. Qualche giorno fa il TG3 nazionale delle 14.20 apriva il servizio sull’inizio dell’anno scolastico con queste parole: “Al via l’anno scolastico per otto milioni di studenti in dodici regioni. Rientro in classe tra nuove norme e divieti come l’uso del cellulare”. Passano in cavalleria i molti problemi reali della scuola (edilizia scolastica, bassi stipendi del personale della scuola, precariato sempre stabile e a cifre inaccettabili, esercito di docenti di sostegno, un quinto del quale privo di specializzazione, abbandono scolastico, classi sempre numerose nonostante il calo demografico etc. etc.). Sino a quando il discorso sulla scuola si fermerà alle chiacchiere da bar, sino a quando l’intera opinione pubblica non sentirà che della scuola ci si deve occupare tutti e seriamente avrà purtroppo la meglio il sensazionalismo che, in questo caso, per giunta, spaccia come nuovo qualcosa di vecchio e poco significativo, come ho cercato di dimostrare.