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Maestra accusata di maltrattamenti: i bambini, ora maggiorenni, dopo più di dieci anni, dovranno testimoniare in aula

A volte la giustizia fa il suo corso lentamente. Molto lentamente. Quegli alunni erano bambini quando i fatti accaddero. Oggi sono ragazzi pronti per l’università. Eppure, a distanza di oltre dieci anni, dovranno comparire davanti alla Corte d’appello di Torino per raccontare cosa ricordano dei presunti maltrattamenti subiti dalla loro maestra delle elementari.

Il processo

Come riportato dalla Stampa, l’insegnante elementare è imputata per maltrattamenti nei confronti di 21 alunni, commessi tra il 2014 e il 2018 in due scuole torinesi. Secondo l’accusa, la docente avrebbe «vessato, mortificato e umiliato» i bambini in classe. Tra le condotte contestate dalla pg: l’obbligo di ripetere esercizi fino al vomito, il divieto di andare in bagno, insulti, pagine strappate dai quaderni e bambini trascinati per le orecchie. Alcune delle frasi che avrebbe pronunciato: «Vi appendo al muro», «vi spacco l’osso sacro». In primo grado, celebratosi nel dicembre 2024, la docente era stata assolta per mancanza di prove sufficienti sull’abitualità delle condotte. La procura ha fatto appello chiedendone la condanna, insieme a quella della ex preside, della vicaria e di una dirigente di plesso, accusate di non essere intervenute.

La svolta in appello

Durante l’udienza di secondo grado, i giudici hanno annunciato una decisione inattesa: l’istruttoria dibattimentale verrà riaperta. Quattro ex alunni della scuola saranno chiamati a testimoniare direttamente in aula per la prima volta. In primo grado le loro dichiarazioni erano state semplicemente acquisite agli atti, senza che comparissero come testimoni. Per l’avvocato di parte civile la decisione è significativa: “La corte ha dato un segnale chiaro sulla debolezza motivazionale della sentenza di primo grado”, ha dichiarato il legale.

I ragazzi e i traumi

Quegli ex bambini hanno oggi diciassette, diciotto anni. Alcuni, secondo i loro legali, sono ancora seguiti da professionisti per i traumi riportati. L’avvocato si dice fiducioso: “Questi ragazzi hanno iniziato la scuola dell’obbligo in maniera traumatica. Speriamo che, in maniera catartica, chiudano il ciclo con una sentenza che consenta loro uno sguardo più sicuro per il futuro”. Dal canto suo, l’imputata ha sempre respinto le accuse: “Non ho mai maltrattato i miei alunni, c’era un complotto dei genitori contro di me”, aveva dichiarato durante il primo processo. Ora la parola passa a chi, all’epoca, era seduto tra quei banchi.

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