Un’insegnante accoltellata a Bergamo da un alunno di 13 anni. Due professori uccisi in Messico. Un caso analogo in Francia poche settimane prima. La violenza nelle aule scolastiche non è più un’emergenza locale: è un fenomeno mondiale, alimentato, secondo esperti e istituzioni, dalla diffusione incontrollata dei social media tra i più giovani. E mentre la politica italiana si divide tra misure repressive e richieste di prevenzione, oltreoceano una sentenza storica condanna Meta e Google per i danni psicologici causati a una ragazza dipendente dai loro algoritmi fin dall’età di sei anni.
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, raggiunto a Parigi durante una riunione Unesco, ha dichiarato al Corriere: “I social sono tra le cause scatenanti. La garanzia dell’anonimato, la spirale di odio, le sfide estreme, il dark web possono travolgere ragazzi che non hanno ancora la maturità necessaria”. Il ministro ha però anche sottolineato una tendenza positiva sui dati: gli episodi di violenza nei primi sei mesi dell’anno scolastico sono passati da 42 nel 2023/24 a 15 nell’ultimo anno. Dal mondo sindacale, tuttavia, il messaggio è diverso. La segretaria generale di Cisl Scuola Bergamo, Paola Manzullo, ha chiesto: “Interventi immediati e strutturali: più risorse, più personale qualificato”. Per Fabio Cubito della Flc Cgil Bergamo occorre invece “aprire una riflessione collettiva sul disagio generazionale”, senza rispondere “con l’ennesimo aggiornamento normativo su metal detector”.
Sempre Valditara ha ricordato che il recente decreto legge introduce sanzioni civili a carico dei genitori di minori che commettono reati: “Responsabilizziamo le famiglie”. Ma la norma non ha impedito che il ragazzo, non ancora quattordicenne e quindi non imputabile, uscisse di casa con un coltello a grande lama senza che nessuno se ne accorgesse. La sindaca di Bergamo ha commentato: “La funzione educativa non può essere lasciata solo alla scuola”. Dal centrosinistra arrivano critiche nette: “Non serve la propaganda di Valditara, servono classi meno numerose, più psicologi, più risorse”, ha dichiarato Alfredo Di Sirio di Sinistra Italiana. Il centrodestra, invece, insiste sulle misure già in campo: metal detector, inasprimento delle pene, abbassamento della soglia di imputabilità a 13 anni.
Mentre in Italia il dibattito è sempre più corposo, negli Stati Uniti una giuria di Los Angeles ha emesso una sentenza storica: Meta e Google sono state dichiarate colpevoli di negligenza per aver creato dipendenza dai loro social in una ragazza, oggi ventenne, che ha iniziato a usarli a soli sei anni. Le piattaforme, progettate con lo “scorrimento infinito” e algoritmi di suggerimento, le hanno causato ansia e depressione. Il risarcimento stabilito è di 3 milioni di dollari in danni morali, il 70% a carico di Meta. I giurati sono ora chiamati a deliberare anche i danni punitivi. Gli avvocati della vittima hanno dichiarato: “Per anni le aziende di social media hanno tratto profitto prendendo di mira i minori e nascondendo le caratteristiche di design che rendono le loro piattaforme pericolose”. Meta ha risposto che valuterà il ricorso.