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Prima ora - Notizie del 4 settembre

04.09.2026

Assunzioni a.s. 2026/27, avvio dell’anno tra “luci e ombre”: l’allarme di CISL Scuola sul precariato e sulle cattedre scoperte soprattutto al Nord

Con l’avvio del nuovo anno scolastico, il dibattito sulle assunzioni del personale docente e ATA torna prepotentemente al centro dell’agenda pubblica. A tracciare un bilancio estremamente dettagliato e realistico della situazione è Ivana Barbacci, segretaria generale della CISL Scuola, la quale sottolinea come, per comprendere a fondo lo stato della scuola italiana, sia necessario tenersi lontani dalle strumentalizzazioni: «Sulla situazione delle assunzioni nella scuola basta attenersi ai numeri per avere un quadro esatto della situazione, cogliendone obiettivamente e senza inutili forzature strumentali luci e ombre».

L’effetto “luci”: sale la percentuale dei docenti di ruolo

La nota positiva di questo inizio d’anno è rappresentata dal sensibile incremento delle stabilizzazioni, segno di un miglioramento nell’efficacia delle procedure di assunzione per i posti vacanti. Le luci, spiega la segretaria generale, riguardano proprio «l’aumento che quest’anno si registra nella percentuale di posti disponibili coperti con l’assunzione di insegnanti di ruolo». Si tratta di un passo avanti significativo rispetto al recente passato: basandosi sui dati dichiarati dal Ministero, si stima infatti un tasso di copertura prossimo all’80%, pari a circa dieci punti percentuali in più rispetto a quanto registrato lo scorso anno.

Le “ombre dense”: il raddoppio dei posti sul sostegno

Accanto ai progressi sulle cattedre comuni, si allungano però «ombre, molto dense e molto estese». La criticità più allarmante riguarda l’insegnamento di sostegno, dove il divario tra l’organico di diritto e i docenti effettivamente necessari in classe ha raggiunto livelli critici.

«Il fenomeno sta assumendo dimensioni abnormi», denuncia Barbacci, evidenziando come i circa 128.000 posti in organico di diritto previsti a livello nazionale siano del tutto insufficienti a coprire il reale fabbisogno degli istituti. Basti pensare che nel corso dello scorso anno scolastico è stato indispensabile attivare quasi 275.000 posti di sostegno complessivi, costringendo di fatto a raddoppiare l’organico ricorrendo a supplenti e docenti precari per coprire le cattedre scoperte.

Il caso del Nord: cattedre vuote alla primaria e all’infanzia

L’insufficienza di personale di ruolo si fa sentire con particolare durezza nelle regioni settentrionali, dove la scuola primaria e dell’infanzia vedono una quota elevatissima di posti scoperti. In territori chiave come la Lombardia, il Piemonte e il Veneto, i tentativi di assunzione in ruolo si scontrano con una cronica carenza di candidati specializzati.

I dati regionali forniti dal sindacato mostrano situazioni emblematiche:

  • In Lombardia, a fronte di ben 4.292 posti disponibili, le assunzioni effettive si sono fermate a quota 2.088.
  • In Veneto, su 1.315 posti vacanti, i docenti assunti in ruolo sono stati appena 924.

L’appello per il personale ATA e la richiesta di riforme

Le problematiche della stabilizzazione non risparmiano il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). Anche su questo fronte, la CISL Scuola chiede da anni un intervento strutturale per superare una normativa penalizzante, che limita per legge le assunzioni in ruolo esclusivamente alla copertura del turnover derivante dai pensionamenti, lasciando scoperte le cattedre e i posti effettivamente vacanti.

Secondo Barbacci, è tempo che la politica riconosca «l’importanza che hanno le mansioni svolte dal personale amministrativo, tecnico e ausiliario per il buon funzionamento della scuola», adeguando stabilmente gli organici e «rimuovendo assurdi vincoli legislativi che impediscono di coprire tutti i posti con personale stabile».

Senza riforme strutturali capaci di allineare gli organici alle reali necessità delle scuole e senza un piano efficace per formare docenti specializzati, conclude la segretaria generale, l’Italia sarà condannata a un «ricorso massiccio al lavoro precario, una situazione intollerabile e già oggetto di censura in ambito comunitario».

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