Con l’avvio dell’anno scolastico ormai imminente, oltre alla consueta corsa a libri e materiali torna d’attualità il tema del caldo nelle aule, spesso prive di ventilatori o impianti di climatizzazione. Ne ha parlato Mario Rusconi, presidente dell’ANP Roma, spiegando a Uno Mattina le dimensioni del problema e le priorità per la scuola italiana.
Secondo Rusconi, in Italia le istituzioni scolastiche sono circa 7.200-7.300, ma gli edifici scolastici veri e propri sarebbero circa 42.000, oltre la metà dei quali con più di 50-60 anni di vita: strutture costruite in un’epoca priva delle attuali norme igienico-sanitarie e di comfort, come doppi vetri e sistemi di ventilazione. Il presidente ha sottolineato che il problema non riguarda solo l’installazione di condizionatori, ma anche gli infissi: la sostituzione completa in un solo istituto superiore romano avrebbe richiesto, a suo dire, oltre 100.000 euro. A fronte di questa criticità, secondo Rusconi il Ministero dell’Istruzione avrebbe stanziato per ora 20 milioni di euro per le situazioni più urgenti, in particolare per i più piccoli, mentre servirebbe un investimento strutturale nella prossima legge di bilancio.
Alla domanda su un eventuale rinvio dell’avvio delle lezioni per il caldo, Rusconi si è detto scettico: un simile provvedimento richiederebbe una modifica legislativa, poiché la normativa impone un minimo di 200 giorni di scuola. Posticipare l’inizio di 10, 15 o 20 giorni comporterebbe, secondo il presidente, la cancellazione delle vacanze di Natale o di Pasqua, con conseguenze anche sul settore turistico: “Credo che, se facessimo una scelta del genere, gli operatori turistici e i genitori ci inseguirebbero con i forconi”! Per questo, ha ribadito, la soluzione dovrebbe passare dagli interventi sugli edifici, di proprietà non del Ministero ma degli enti locali: Comuni per le scuole dell’obbligo, Province e Città metropolitane per gli istituti superiori.
Sulla questione è intervenuta anche la Rete degli Studenti Medi che in un comunicato sottolinea la propria posizione. “Valditara annuncia uno stanziamento di 20 milioni, un intervento insufficiente e tardivo” spiega Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio. “Pensare di affrontare il problema a pochi giorni dall’inizio delle lezioni è inaccettabile, a pagarne le conseguenze non possono essere studenti e docenti”.
Da anni il sindacato studentesco denuncia una situazione disastrosa delle strutture scolastiche nel Lazio. Ad oggi 9 scuole su 10 non sono a norma di sicurezza, una situazione che richiede un piano straordinario a partire dal Ministero.
“Il caldo da record a settembre metterà a rischio la salute di chi studia» conclude Montori. «Solleciteremo le provincie per dar vita ad un piano straordinario di messa in sicurezza delle scuole. La Regione Lazio deve contribuire a rendere gli edifici scolastici spazi sicuri con uno stanziamento straordinario di fondi, perché è anche da qui che passa il diritto allo studio”.