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Prima ora - Notizie del 4 settembre

04.09.2026

Caldo estremo, l’allarme dei medici sulla scuola: “Aule roventi, a repentaglio il benessere di studenti e insegnanti”

Arriva la presa di posizione della Società italiana di medicina ambientale (Sima) sul tema del caldo nelle scuole e della necessità di spostare l’inizio delle lezioni. Come riporta Sky Tg24, per gli esperti l’Italia si trova nel bel mezzo della sesta ondata di calore, ma non sarebbe attrezzata per affrontarla, specialmente sul fronte dell’istruzione pubblica. “La scuola deve far fronte ai cambiamenti climatici e la grande maggioranza degli istituti non sono attrezzati per affrontare le temperature sempre più alte”.

Il ritorno in classe, si legge ancora, sarà caratterizzato da un’ondata di calo estremo “che renderà le aule roventi mettendo a repentaglio il benessere di studenti e insegnanti”. Per questo Sima sposa la posizione di quanti in queste ore stanno proponendo delle modifiche al calendario. “Ad oggi risulta che solo l’11% degli istituti sia dotato di sistemi di climatizzazione, riservati però agli uffici amministrativi, mentre le aule possono contare solo su ventilatori, del tutto inadatti a garantire una temperatura indoor adeguata”.

Per Alessandro Miani, presidente Sima, aule italiane sono “generalmente affollate, surriscaldate e scarsamente ventilate, con conseguenti possibili aumenti di anidride carbonica (CO2), causa di diversi problemi quando le sue concentrazioni superano il valore del valore di 1.500 parti per milione”. L’esperto ricorda l’esperienza dello scorso anno, quando “si sono registrati mancamenti e malori tra gli studenti specie del sud Italia in tutto il mese di settembre, dovuti al caldo eccessivo nelle classi”.

Qualche speranza che la situazione cambi di qui a breve? Pare di no. “Il fenomeno delle ondate di calore sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici”, chiarisce Miani, “con possibilità del protrarsi di temperature fino a 36 gradi centigradi fino al mese di ottobre, non può essere trascurato o peggio ignorato”. Insomma occorre fare i conti con la realtà, “e ragionare sulla possibilità di lasciare chiuse le scuole al Sud-Italia fino all’equinozio di autunno, che cade tra il 21 e il 23 settembre”.

Ciò permetterebbe di tutelare il benessere psico-fisico degli alunni, aggiunge l’esperto, “spostando l’attenzione sul benessere in aula e in particolare sul microclima e sulla qualità dell’aria indoor”. Ma la decisione potrebbe avere anche delle ripercussioni economiche, su cui già nei mesi scorsi si era acceso un vivace dibattito. “Differenziare l’avvio dell’anno scolastico”, conclude infatti Miani, “consentirebbe di sostenere l’economia del turismo di fine stagione al Sud”.

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