Home Politica scolastica Attesa e sospetti: ma la buona scuola procede

Attesa e sospetti: ma la buona scuola procede

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Non si percepisce più l’atmosfera barricadera, il clima è cambiato, la stessa partecipazione alle manifestazioni contro le proposte del governo sulla buona scuola si sarebbe abbassata: che sta succedendo? Se lo chiede l’Espresso che ha registrato un’aria di attesa fra le classi e sono ormai in molti ad ammettere che in fondo un passo concreto c’è stato, capace di raffreddare molti focolai di battaglia: le assunzioni. Prima i 29mila precari stabilizzati per regolare turn over. Poi le 8.200 nuove cattedre – di ruolo – assegnate, su 16mila disponibili.

E ora, proprio in questi giorni, l’avvio di quella che è definita “la fase C”, ovvero l’ingresso di 55.258 nuovi contratti a tempo indeterminato per il potenziamento della formazione.

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Cosa è alla cambiato rispetto a prima? I punti più importanti della contestata riforma rimangono sempre contestati?

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Sulla base delle interviste che L’Espresso pubblica appare un mondo scolastico variegato e talvolta pure contradditorio, mentre ad accumunare tutte le opinioni è il senso di attesa col giudizio per ora sospeso sull’impatto nell’immediato futuro.

«È ancora troppo presto per capire se questa sarà una Buona Scuola oppure no. Quello che è sicuro fin da subito è l’aumento esponenziale degli impegni burocratici per gli insegnanti: tra registri elettronici, Rav, Ptof, test ed extra…».

«La riforma? E chi l’ha vista? Per ora si è mosso poco o niente».

«Di fatto dall’inizio dell’anno non sono ancora diventati operativi grossi cambiamenti, gli istituti sono andati avanti come prima. Gli snodi cruciali per ora sono due. Il primo si scioglierà solo a fine mese, l’altro a fine anno».

Tuttavia, scrive sempre L’Espresso c’è un altro elemento che continua a causare mal di pancia alla falange compatta dei docenti. Ed è uno dei cardini della Buona Scuola: i famosi bonus in denaro ai prof più meritevoli contro i quali le barricate sono pronte a rialzarsi. Infatti c’è il rischio che finisca che molti dirigenti, pur di non creare dissidi fra le classi, distribuiranno a pioggia o a turno i contributi.