Home Politica scolastica Aumenti contrattuali con soldi di card e merito: conviene davvero?

Aumenti contrattuali con soldi di card e merito: conviene davvero?

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La proposta della Gilda su come trovare soldi per il rinnovo del contratto scuola è di quelle che potrebbero provocare non poche polemiche.

La Gilda infatti chiede che le risorse destinate a bonus merito (200 milioni), alternanza scuola lavoro (100) e carta del docente (380) vengano destinati al rinnovo contrattuale.
In tal modo – aggiunge il sindacato – a tutto il personale della scuole potrebbero arrivare in busta altri 60 euro al mese, oltre a quelli già stanziati con la legge di bilancio.
E’ possibile, però, che l’idea non sia poi così appetibile.
Proviamo a fare due conti: in realtà 680 milioni di euro divisi fra 800mila docenti (nella ipotesi che la somma venga divisa solo fra i docenti e non anche fra gli Ata) corrisponde a circa 850 euro al lordo delle ritenute statali. In pratica poco più di 600 euro per ogni dipendente, 50 euro al mese, pari a 35-40 euro netti.
In pratica vorrebbe dire “convertire” le risorse della carta del docente in un aumento contrattuale e utilizzare le altre risorse (100 milioni destinati all’alternanza e 200 al merito) per “pagare” gli oneri a carico dello Stato legati all’aumento contrattuale.
Il MEF potrebbe persino essere d’accordo perchè per le casse dello Stato ci sarebbe un risparmio di almeno 160 milioni di euro (si tratta del “costo” degli oneri sui 380 milioni della carta che è oggi esente da oneri contributivi e fiscali).
Per i docenti, in realtà, cambierebbe poco perchè avrebbero sì una quarantina di euro di aumento contrattuale ma ne perderebbero altrettanti sulla card.
Se poi i 680 milioni disponibili dovessero essere utizzati anche per gli Ata, per i docenti si tratterebbe di una perdita di un centinaio di euro all’anno rispetto ai 500 euro della card.

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