L’aumento delle malattie sessualmente trasmissibili tra i giovani riporta al centro del dibattito pubblico il ruolo della scuola nell’educazione alla salute. I dati diffusi dall’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), ripresi da la Repubblica il 22 maggio, descrivono un quadro preoccupante: negli ultimi dieci anni i casi di gonorrea sono triplicati, quelli di sifilide raddoppiati, mentre l’Hiv continua a registrare circa 2.300 nuove diagnosi l’anno in Italia.
Secondo gli esperti, il problema non è soltanto sanitario ma anche culturale. La percezione del rischio tra i giovani si è abbassata e l’uso di strumenti di prevenzione, come il preservativo o la profilassi pre-esposizione (PrEP), resta insufficiente. In questo contesto, molti medici e operatori sanitari indicano nella scuola il luogo privilegiato per intervenire con programmi strutturati di educazione sessuale.
Dal congresso Icar di Catania, dedicato ad Aids e antivirali, arriva un messaggio chiaro: parlare di sessualità in modo aperto e informato è fondamentale per contrastare la diffusione delle infezioni. Alcuni esperti sottolineano come l’avvicinamento precoce dei ragazzi alla sessualità, favorito anche dai social, non sia accompagnato da un’adeguata formazione.
Nel dibattito si inserisce la posizione di Ilenia Pennini, rappresentante di Arcigay, che critica le politiche del Ministero dell’Istruzione, sostenendo che possano limitare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. In particolare, viene contestata l’idea che sia necessario il consenso scritto dei genitori per affrontare questi temi, con il rischio – secondo i critici – di escludere proprio gli studenti provenienti da contesti familiari più chiusi.
Accanto alla richiesta di più educazione, emergono anche proposte concrete come la distribuzione gratuita di preservativi e il potenziamento dei test, già sperimentato in iniziative come la “Settimana europea del test”, che offre screening e incontri informativi rivolti ai giovani.
Alle accuse ha risposto il MIM, smentendo alcune ricostruzioni. In una nota ufficiale, il Ministero precisa che le nuove Indicazioni nazionali prevedono per la prima volta l’insegnamento dei rischi legati alle malattie sessualmente trasmissibili e delle funzioni riproduttive.
Valditara contesta in particolare l’affermazione secondo cui la normativa richiederebbe il consenso scritto dei genitori per educare alla prevenzione delle infezioni sessuali, definendola “destituita di ogni fondamento”. Una precisazione che mira a ridimensionare le critiche e a ribadire l’impegno del sistema scolastico su questi temi.
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