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Aggiornato il 27.01.2026
alle 19:19

Azione studentesca: “Segnalateci i prof di sinistra”. Proteste e polemiche, ma un docente si autodenuncia e spopola sul web: “Schedatemi pure, sono di sinistra”

L’iniziativa di Azione studentesca intitolata “La scuola è nostra” con lo scopo di raccogliere segnalazioni di insegnanti che – a detta degli studenti – potrebbe appartenere allo schieramento “di sinistra” sta creando non poco scompiglio.

Il Coordinamento dei Genitori Democratici parla di “iniziativa grave, che introduce nella scuola un principio pericoloso, quello della catalogazione delle persone in base al loro pensiero”.
“La scuola pubblica – sostiene il Coordinamento – è per sua natura laica. La laicità non è neutralità passiva, ma garanzia di libertà: significa che nessuno, dai docenti, agli studenti, ai genitori, può essere etichettato, controllato o giudicato per le proprie idee politiche, culturali o personali. Ogni tentativo di schedatura, qualunque sia il segno politico che la ispira, rappresenta una violazione inaccettabile dei fondamenti democratici del nostro sistema educativo. Trasformare gli insegnanti in soggetti ‘segnalabili’ sulla base di appartenenze presunte o opinioni attribuite significa introdurre un clima di sospetto e intimidazione che mina la libertà di insegnamento, tutelata dalla Costituzione”.

“Normalizzare pratiche di segnalazione politica – conclude il CGD – significa accettare una deriva pericolosa che riguarda tutti, oggi e domani. Per questo chiediamo una presa di posizione chiara e netta da parte delle istituzioni e di tutta la comunità educante: la scuola è di tutti e per tutti, e non può essere piegata a logiche di controllo ideologico”.

Una risposta provocatoria ma efficace arriva da un docente di lettere di liceo, Giorgio Peloso Zantaforni, che ha realizzato un breve video che sta già diventando virale: “Vorrei rendere più facile il lavoro ai signori di Azione studentesca. Mi chiamo Giorgio Peloso Zantaforni sono un insegnante di lettere di liceo e sono di sinistra,  schedatemi pure. L’unico mezzo che abbiamo per opporci a questa preoccupante deriva autoritaria è la resistenza, ed uno dei modi per farla è mettere il proprio pensiero, la propria faccia, il proprio corpo a servizio del dissenso come pratica civile e della memoria storica come argine contro ogni tentazione di disciplinamento ideologico”.

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