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10.08.2026

Natalità ai minimi storici ,la vera causa non sono le donne, ma un sistema che non le sostiene: stipendi bassi e asili introvabili

Il nuovo rapporto del ministero della Salute sull’evento nascita, basato sui dati del 2025, certifica un ulteriore invecchiamento delle neo mamme italiane: l’età media al primo parto si avvicina ormai ai 33 anni, contro i 31,9 registrati nel 2024. Un rinvio della maternità che, secondo i demografi, rischia sempre più spesso di trasformarsi in rinuncia definitiva.

I numeri del rapporto

Come riportato da Repubblica, nel 2025 le nascite in Italia sono state 355mila, contro le 370mila dell’anno precedente: 15mila bambini in meno in dodici mesi. Il rapporto fotografa anche la condizione lavorativa delle neo mamme: al momento del parto solo il 62% ha un’occupazione piena, mentre il 36% risulta disoccupata o casalinga; una lavoratrice su cinque abbandona il proprio impiego dopo la nascita del primo figlio. Dati che si intrecciano con quelli della Fondazione per la Natalità, secondo cui oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come ostacolo principale alla genitorialità.

Le cause economiche e di genere

Per Azzurra Rinaldi, economista di Unitelma Sapienza e direttrice della scuola di Gender Economics, il rinvio della maternità è ormai diventato strutturale, aggravato da salari bloccati, potere d’acquisto ridotto e asili nido che al Sud coprono solo 13 posti ogni 100 bambini. L’economista sottolinea anche il peso di una cultura di coppia in cui il lavoro di cura resta quasi interamente sulle donne, ricordando la recente bocciatura del congedo parentale paritario da parte del Governo e citando il modello spagnolo, tra salario minimo e garanzie pubbliche per l’acquisto della casa, come possibile via da seguire.

La speranza nella Generazione Z

Il demografo Alessandro Rosina intravede una possibile finestra di opportunità: nei prossimi quindici anni, spiega, ci saranno più donne tra i 30 e i 35 anni, “figlie di una modesta ripresa della natalità avvenuta dal 1995 al 2008”, che con politiche di sostegno mirate potrebbero determinare una lieve ripresa delle nascite. Resta però lo scoraggiamento dei più giovani, che secondo Rosina “sanno che vivranno peggio dei loro genitori”, in un contesto in cui le misure per la famiglia restano, a suo giudizio, poco più che un sostegno alla povertà.

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