Quasi sempre l’esame di maturità non fornisce informazioni di rilievo rispetto a giudizi finali espressi dagli insegnanti: considerando che ha un costo economico notevole, oltre 60 milioni di euro l’anno per individuare 1.000 non idonei a conseguire il diploma, ed anche fortemente ‘emotivo’, sarebbe il caso di abolirlo. A sostenerlo è il pediatra Italo Farnetani, secondo cui i dati diffusi in questi giorni dal ministero dell’Istruzione e del Merito sugli esiti dell’Esame di Stato conclusivo delle scuola superiori, con il 99,8% di diplomati, di cui 14mila con lode, vanno letti nel loro complesso in un’ottica “positiva”, ma anche ponendosi più di una domanda.
“Questi dati – ha detto il pediatra Farnetani all’Adnkronos Salute – sono una fonte preziosa per una valutazione scientifica del comportamento e delle attitudini degli adolescenti italiani. La loro rilevanza non è soltanto scolastica: rappresentano infatti un campione ampio, eterogeneo e statisticamente significativo, utile per comprendere come si distribuiscono le prestazioni in una popolazione giovanile. I dati della maturità ricalcano con notevole precisione la distribuzione gaussiana, la stessa che caratterizza la maggior parte dei fenomeni biologici e psicologici dell’età evolutiva”.
“Negli adolescenti – come accade per parametri quali peso e altezza – la maggioranza si colloca attorno a valori medi, mentre – ha continuato il pediatra – ai due estremi troviamo il 3% dei soggetti con valori in eccesso e un altro 3% in difetto. La stessa logica è applicabile ai risultati scolastici: il 2,9% degli studenti ha ottenuto il 100 e lode, corrispondente alla fascia ‘superiore’ della curva; il 3,3% non è stato ammesso all’esame, rappresentando la quota ‘inferiore’; la fascia più numerosa è quella dei voti 71–80, che raccoglie il 30,1% degli studenti e costituisce il valore medio atteso”.
A nostro avviso, la riflessione scientifica e sui numeri portata avanti dal pediatra appare sostanzialmente condivisibile.
Ancora di più perché nel corso degli anni la valutazione finale conseguita dagli studenti ha perso sempre più rilevanza ai fini della collocazione post-diploma, sia in chiave lavorativa sia per quel che riguarda il proseguimento degli studi.
E su questi numeri il pediatra arriva ad esternare le sue considerazioni. “La prima è che gli adolescenti italiani, nel loro complesso, costituiscono una popolazione di studenti seri e impegnati: il 96,5% è stato ammesso all’esame di maturità, un risultato che conferma la capacità di studio e la regolarità del loro percorso formativo. La seconda riguarda la capacità delle scuole di valutare correttamente i propri alunni. I consigli di classe hanno individuato con precisione gli studenti insufficienti: il 3,3% non è stato ammesso all’esame, mentre solo lo 0,2% – pari a 1.050 studenti – pur ammesso non è riuscito a superarlo”.
“Per individuare questo limitato numero di studenti non idonei – ha detto ancora Farnetani – lo Stato ha sostenuto una spesa complessiva di 60 milioni di euro (in prevalenza per pagare commissari e presidenti ndr), pari a 57mila euro per ciascun bocciato. Alla luce di questi numeri, l’esame di maturità appare a mio avviso una procedura ridondante, poiché conferma quasi integralmente le valutazioni già espresse dai consigli di classe”.
“Oltre al costo economico – ha proseguito il medico -, va considerato l’impatto psicologico: per gli adolescenti più fragili, la prova può rappresentare uno stress non necessario, con possibili ripercussioni sul benessere psicofisico”.
Le conclusioni per il pediatra sono le seguenti: “gli studenti italiani studiano con impegno; costituiscono una popolazione di bravi ragazzi e sono una garanzia per il futuro; le scuole sono in grado di valutare correttamente i propri alunni; l’esame di maturità non aggiunge informazioni significative rispetto al giudizio finale già formulato dagli insegnanti; la procedura comporta costi elevati e un carico emotivo potenzialmente dannoso. Alla luce di queste evidenze statistiche, la riflessione sull’opportunità di abolire l’esame di maturità appare non solo legittima, ma fondata su dati oggettivi”, ha concluso Farnetani.
Sulla possibilità effettiva di cancellare l’esame di “maturità”, tuttavia, c’è da dire che il discorso è assai complicato: oltre alla volontà politica, è indispensabile approvare una legge costituzionale o una riforma ordinamentale.
Come rilevato più volte dalla ‘Tecnica della Scuola’, l’Esame di Stato è infatti espressamente previsto dall’articolo 33 della Costituzione. Il quale recita: “E’ prescritto un esame di Stato per la ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi”.
Ciò significa che per eliminare l’esame di Stato conclusivo è necessaria una legge costituzionale che richiede una procedura lunga e complessa.
In genere, per approvare una legge costituzionale, sono necessari un paio di anni.
Allo stesso modo, neanche l’esame di terza media può essere eliminato con un decreto ministeriale o con una legge ordinaria: anche quello, infatti, è un esame di Stato che arriva a conclusione del primo ciclo d’istruzione.