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Bambino “casseur” 12enne a Milano, i genitori: “Era con la mamma, ha trovato dei ragazzi ed è andato con loro. Ha sbagliato, non esce più”

Milano, lo scorso weekend, è stata teatro di vere e proprie scene di guerriglia; molti dei protagonisti sono stati minori. Le immagini di devastazione, con vetrine rotte, violenza, arresti, oggetti presi a fuoco, sulla scia di quanto sta accadendo in Francia, hanno lasciato senza parole.

Sta facendo scalpore il caso di un ragazzino, praticamente poco più di un bambino, di 11 anni, che ha partecipato ai “saccheggi” nelle vie principali della città. Contrariamente a quanto riportato inizialmente dalla stampa, è di origine marocchina. I carabinieri lo hanno identificato, aveva abiti rubati.

Al Tg1 di ieri sera, 22 ottobre, sono intervenuti i genitori del ragazzino, che parlano un italiano stentato. “Ha 12 anni, non 11. Era con la mamma, poi ha trovato dei ragazzi, degli amici, ed è andato con loro. Quando è arrivato non aveva addosso nulla”.

La madre del ragazzo ha anche svuotato davanti alle telecamere un armadio per dimostrare che lì non ci fosse nulla di rubato. “Ha sbagliato”, ha detto in coro la coppia. Non esce più, farà solo da casa a scuola

Il giovane è diventato virale

Il ragazzino, che frequenta la seconda media, è stato identificato a scuola: non è imputabile. In questi giorni è diventato virale il video in cui compare, vestito di scuro e con il passamontagna, durante gli incidenti di Milano. Le immagini lo riprendono mentre esce da un negozio di vestiti con addosso vestiti e cinture appena rubate. In altre compare accanto a un cestino dato alle fiamme.

A quanto pare, si tratta di un “personaggio” molto conosciuto nel quartiere milanese in cui abita: è stato spesso protagonista di atti violenti, gira spesso di notte da solo. Alcuni coetanei lo definiscono “bambino difficile, selvaggio”. “È abbandonato a se stesso, pur avendo una famiglia”, “Menava forte, anche alle elementari. È arrivato nella mia classe che aveva 8 anni, diretto dal Marocco”, “Dicono che il padre sia spacciatore. La madre non parla italiano e sta sempre in casa”, queste alcune testimonianze raccolte da La Repubblica.

Le parole dei suoi docenti

La dirigente scolastica e la vicepreside dell’istituto che frequenta hanno dichiarato: “È un ragazzo con fragilità importanti, su cui abbiamo investito tutte le nostre forze. Abbiamo fatto un programma ad hoc, su misura. Non può stare in classe, dato il suo carattere e quindi fin dalla prima media ha un trattamento speciale: un progetto ‘one to one’, con gli insegnanti che gli fanno lezione in un’altra aula”.

E i servizi sociali? Sarebbero stati avvisati, così come i genitori, ma nulla è cambiato finora. Ieri mattina, la preside è andata nella classe del ragazzo: “Ho detto ai ragazzi che bisogna distinguere tra bene e male. E che rubare è male. Mi voglio illudere, ma penso che tutti abbiano capito”.

“È uno dei momenti più brutti che ho vissuto nella mia carriera. Ci si sente devastati”, ha detto la dirigente scolastica a Il Corriere della Sera. “Alcuni nostri docenti piangevano, c’è stato uno scoramento generale, per il senso di impotenza della scuola, di fronte a dinamiche estranee. Impotenza, fallimento, nonostante il nostro grande investimento su di lui, non solo in termini di progetti educativi. Per noi è stato anche un investimento emotivo”.

“Ha delle fragilità, ancora non parla bene in italiano, fatica a stare in classe tutte le ore, ma non ha mai fatto vandalismi o risse. Frequenta con piacere ed è molto legato ai suoi insegnanti di riferimento, quelli che lo seguono anche in rapporto uno a uno”.

Lunedì era in classe, come se il giorno prima non fosse accaduto nualla. Martedì era assente, ieri è tornato. Abbiamo deciso che proseguirà il suo programma didattico rinforzato, ma rimanendo fuori dalla classe. Per qualche tempo è meglio così. La scuola ha fatto di tutto, da parte nostra c’è stata grande volontà di aiuto e ausilio. Ora continueremo”, ha concluso.

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