Siamo in autunno inoltrato ma in Italia si stanno vivendo giorni “caldissimi“: dopo la guerriglia dello scorso weekend a Milano, gli scioperi di studenti e di docenti, le occupazioni nelle scuole e le varie proteste di piazza in varie città d’Italia si cerca di riflettere sulle cause del malessere dei giovani, soprattutto quelli di seconda generazione, ossia coloro che sono nati nel nostro Paese o vi vivono dall’infanzia ma hanno genitori stranieri.
Nel corso della puntata di ieri sera, 22 ottobre, del programma di La7 Piazzapulita, a dialogare con il conduttore Corrado Formigli è stato uno di loro: Fouad Krarmi, ventenne fondatore dell’organizzazione politica 2GEN nata per dare voce ai diritti dei ragazzi di prima e seconda generazione in tutta Italia.
“Ho protestato contro il carovita e per le scuole, contro il razzismo e l’islamofobia. La nostra scuola crolla a pezzi”, ha detto il ragazzo, nato a Torino da genitori stranieri. “Negli ultimi anni sta cambiando molto. A scuola siamo in questo momento in occupazione. Siamo stufi”.
“Mio padre è un operaio di 64 anni, lavora nella stessa fabbrica da 40 anni e percepisce uno stipendio di 1800 euro al mese. In casa siamo in sei e viviamo in un trilocale in una casa popolare. Mi sento arrabbiato, vorrei che lo Stato trovasse un’alternativa, che si smettesse di spargere odio nei confronti dei ragazzi di prima e seconda generazione. Maranza? Per me è un insulto, è un’etichetta che non va bene, sono una persona, sono un italiano”, ha raccontato.
Poi, sui saccheggi di Milano: “Quello è politicamente scorretto, è una rabbia disorganizzata. Non li condanno, i giovani sono stufi. A scuola non ci possiamo stare, ci crolla addosso. Il diritto allo studio è anche avere una scuola decente”.
Dal canto suo, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il 22 ottobre, ha rispedito le critiche al mittente: “Il confronto in democrazia è fondamentale. Da quando mi sono insediato ho valorizzato le consulte studentesche perché sono rappresentative di tutti gli studenti. Il confronto deve basarsi su dati reali: è falso che ci sia stata una diminuzione di risorse destinate alla scuola durante questi quattro anni”.
“Gran parte delle proteste che si svolgono in questi giorni nelle scuole non ha un fondamento razionale. Partiamo da dati veri e non inganniamo gli studenti”, ha concluso.
In queste ore inoltre fioccano, nelle chat e sui social, messaggi relativi a possibili rigurgiti di proteste domani, 24 ottobre.
Come riporta Il Corriere della Sera, sono 271 i giovani accompagnati in questura per i disordini di domenica 18 ottobre: tra questi ci sono ben 220 minorenni. Ed è stato anche chiesto il carcere per 11 degli arrestati.
Questa è sicuramente la parte più visibile delle proteste, che nella maggior parte dei casi ovviamente si sono svolte in maniera civile. A causa degli atti violenti, derivanti probabilmente anche da “infiltrati”, purtroppo rischiano di andare in sordina i veri motivi del malcontento dei giovanissimi: in molti sono scesi in piazza contro le politiche del Governo (tra cui il Decreto Scuola), l’insufficienza delle risorse finanziarie destinate al settore scolastico e le condizioni delle strutture, considerate inadeguate.
Lo scorso venerdì, a Torino, sono scesi in piazza accanto agli studenti anche alcuni docenti: l’adesione da parte del personale scolastico, secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, è stata bassa. Alcuni di loro hanno spiegato di non avere partecipato a causa delle trattenute stipendiali. Però sostengono le ragioni degli studenti.
Insomma, è autunno caldo e ci sono già le date dei prossimi scioperi: il 30 ottobre, il 20 novembre, il 4 dicembre. Cosa faranno i docenti? Per quali motivi protestare? Cosa pensano gli insegnanti di quanto sta succedendo?