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23.10.2026

Valditara: “Non è sfasciando tutto che si migliora la scuola. Indicazioni nazionali scritte per la prima volta con il contributo degli studenti”

Siamo in autunno inoltrato ma in Italia si stanno vivendo giorni “caldissimi“: nel Paese sono in corso delle proteste da parte di studenti, già da venerdì 16 ottobre, fino a tutto lo scorso weekend. A Milano c’è stata addirittura una guerriglia in Piazza Duomo, con molti dei protagonisti dei minori: le immagini di devastazione, con vetrine rotte, violenza, arresti, sulla scia di quanto sta accadendo in Francia, hanno lasciato senza parole.

ll ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara intervenuto oggi a margine dell’Education & Open Innovation Forum di Confindustria a Taormina, come riportato da Ansa e dalla Provincia di Cremona, ha parlato nuovamente delle proteste degli studenti, mostrando massima apertura nei confronti delle loro istanze.

“Serve il dialogo e non l’atto del distruggere qualsiasi cosa. Il messaggio che lancio è quello della valorizzazione della rappresentanza. Ci sono consulte studentesche elette da tutti gli studenti e con le quali noi abbiamo avviato un dialogo concreto e importante. Per la prima volta nella storia della scuola italiana, i programmi scolastici e le indicazioni nazionali sono stati scritti anche con il contributo decisivo delle consulte, legittimamente rappresentative degli studenti. Lunedì scorso abbiamo avviato una quattro giorni, che si è conclusa ieri a Cernobbio, di confronto sull’intelligenza artificiale, e che è il più grande meeting mai organizzato su questo tema”.

“Anche questo è stato il frutto di un dialogo proficuo ed incisivo che abbiamo intrapreso con le consulte studentesche, che avevano chiesto una riflessione su come sarà la scuola del futuro. E io mi sono complimentato con loro, perché le loro proposte anche nel campo della didattica sono davvero molto stimolanti e interessanti. Sono esempi di come il dialogo possa migliorare la scuola italiana. Non è sfasciando tutto e occupando che si migliora la scuola italiana, quindi il mio appello è al dialogo, al confronto e ad una collaborazione serena e costruttiva”, ha concluso Valditara.

La replica di Valditara

Valditara, il 22 ottobre, aveva già rispedito le critiche al mittente: “Il confronto in democrazia è fondamentale. Da quando mi sono insediato ho valorizzato le consulte studentesche perché sono rappresentative di tutti gli studenti. Il confronto deve basarsi su dati reali: è falso che ci sia stata una diminuzione di risorse destinate alla scuola durante questi quattro anni”.

“Gran parte delle proteste che si svolgono in questi giorni nelle scuole non ha un fondamento razionale. Partiamo da dati veri e non inganniamo gli studenti”, ha concluso.

In queste ore inoltre fioccano, nelle chat e sui social, messaggi relativi a possibili rigurgiti di proteste domani, 24 ottobre.

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Come riporta Il Corriere della Sera, sono 271 i giovani accompagnati in questura per i disordini di domenica 18 ottobre: tra questi ci sono ben 220 minorenni. Ed è stato anche chiesto il carcere per 11 degli arrestati.

Questa è sicuramente la parte più visibile delle proteste, che nella maggior parte dei casi ovviamente si sono svolte in maniera civile. A causa degli atti violenti, derivanti probabilmente anche da “infiltrati”, purtroppo rischiano di andare in sordina i veri motivi del malcontento dei giovanissimi: in molti sono scesi in piazza contro le politiche del Governo (tra cui il Decreto Scuola), l’insufficienza delle risorse finanziarie destinate al settore scolastico e le condizioni delle strutture, considerate inadeguate.

I prossimi scioperi

Lo scorso venerdì, a Torino, sono scesi in piazza accanto agli studenti anche alcuni docenti: l’adesione da parte del personale scolastico, secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, è stata bassa. Alcuni di loro hanno spiegato di non avere partecipato a causa delle trattenute stipendiali. Però sostengono le ragioni degli studenti.

Insomma, è autunno caldo e ci sono già le date dei prossimi scioperi: il 30 ottobre, il 20 novembre, il 4 dicembre. Cosa faranno i docenti? Per quali motivi protestare? Cosa pensano gli insegnanti di quanto sta succedendo?

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