Milano, lo scorso weekend, è stata teatro di vere e proprie scene di guerriglia; molti dei protagonisti sono stati minori. Le immagini di devastazione, con vetrine rotte, violenza, arresti, oggetti presi a fuoco, sulla scia di quanto sta accadendo in Francia, hanno lasciato senza parole.
Come riporta Il Corriere della Sera, a partecipare agli scontri un ragazzino, praticamente poco più di un bambino, di 11 anni. Contrariamente a quanto riportato inizialmente dalla stampa, è di origine marocchina. I carabinieri lo hanno identificato, aveva abiti rubati.
Il ragazzino, che frequenta la seconda media, è stato identificato a scuola: non è imputabile. In questi giorni è diventato virale il video in cui compare, vestito di scuro e con il passamontagna, durante gli incidenti di Milano. Le immagini lo riprendono mentre esce da un negozio di vestiti con addosso vestiti e cinture appena rubate. In altre compare accanto a un cestino dato alle fiamme.
A quanto pare, si tratta di un “personaggio” molto conosciuto nel quartiere milanese in cui abita: è stato spesso protagonista di atti violenti, gira spesso di notte da solo. Alcuni coetanei lo definiscono “bambino difficile, selvaggio”. “È abbandonato a se stesso, pur avendo una famiglia”, “Menava forte, anche alle elementari. È arrivato nella mia classe che aveva 8 anni, diretto dal Marocco”, “Dicono che il padre sia spacciatore. La madre non parla italiano e sta sempre in casa”, queste alcune testimonianze raccolte da La Repubblica.
La dirigente scolastica e la vicepreside dell’istituto che frequenta hanno dichiarato: “È un ragazzo con fragilità importanti, su cui abbiamo investito tutte le nostre forze. Abbiamo fatto un programma ad hoc, su misura. Non può stare in classe, dato il suo carattere e quindi fin dalla prima media ha un trattamento speciale: un progetto ‘one to one’, con gli insegnanti che gli fanno lezione in un’altra aula”.
E i servizi sociali? Sarebbero stati avvisati, così come i genitori, ma nulla è cambiato finora. Ieri mattina, la preside è andata nella classe del ragazzo: “Ho detto ai ragazzi che bisogna distinguere tra bene e male. E che rubare è male. Mi voglio illudere, ma penso che tutti abbiano capito”.
“È uno dei momenti più brutti che ho vissuto nella mia carriera. Ci si sente devastati”, ha detto la dirigente scolastica a Il Corriere della Sera. “Alcuni nostri docenti piangevano, c’è stato uno scoramento generale, per il senso di impotenza della scuola, di fronte a dinamiche estranee. Impotenza, fallimento, nonostante il nostro grande investimento su di lui, non solo in termini di progetti educativi. Per noi è stato anche un investimento emotivo”.
“Ha delle fragilità, ancora non parla bene in italiano, fatica a stare in classe tutte le ore, ma non ha mai fatto vandalismi o risse. Frequenta con piacere ed è molto legato ai suoi insegnanti di riferimento, quelli che lo seguono anche in rapporto uno a uno”.
Lunedì era in classe, come se il giorno prima non fosse accaduto nualla. Martedì era assente, ieri è tornato. Abbiamo deciso che proseguirà il suo programma didattico rinforzato, ma rimanendo fuori dalla classe. Per qualche tempo è meglio così. La scuola ha fatto di tutto, da parte nostra c’è stata grande volontà di aiuto e ausilio. Ora continueremo”, ha concluso.
Come riporta ancora Il Corriere della Sera, sono 271 i giovani accompagnati in questura per i disordini di domenica 18 ottobre: tra questi ci sono ben 220 minorenni. Ed è stato anche chiesto il carcere per 11 degli arrestati.
Questa è sicuramente la parte più visibile delle proteste, che nella maggior parte dei casi ovviamente si sono svolte in maniera civile. A causa degli atti violenti, derivanti probabilmente anche da “infiltrati”, purtroppo rischiano di andare in sordina i veri motivi del malcontento dei giovanissimi: in molti sono scesi in piazza contro le politiche del Governo (tra cui il Decreto Scuola), l’insufficienza delle risorse finanziarie destinate al settore scolastico e le condizioni delle strutture, considerate inadeguate.
Lo scorso venerdì, a Torino, sono scesi in piazza accanto agli studenti anche alcuni docenti: l’adesione da parte del personale scolastico, secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, è stata bassa. Alcuni di loro hanno spiegato di non avere partecipato a causa delle trattenute stipendiali. Però sostengono le ragioni degli studenti.
Insomma, è autunno caldo e ci sono già le date dei prossimi scioperi: il 30 ottobre, il 20 novembre, il 4 dicembre. Cosa faranno i docenti? Per quali motivi protestare? Cosa pensano gli insegnanti di quanto sta succedendo?