La famiglia di una studentessa di prima media di una scuola di Venezia ha deciso di fare ricorso contro la bocciatura della figlia, avvenuta dopo un anno costellato da dieci note, due sospensioni e cinque insufficienze. Risultato? I giudici hanno dato ragione ai docenti.
Come riporta Il Corriere della Sera, la famiglia ha impugnato per due volte la decisione portando la scuola al Tar, sostenendo che non siano stati valutati i bisogni educativi speciali dell’alunna, afflitta da misofonia (avversione ai rumori) e, a quanto pare, oggetto di bullismo da parte dei ragazzi. Dopo una sospensiva e una nuova valutazione da parte della scuola, il Tar ha deciso: la giovane dovrà ripetere l’anno.
La madre ha accusato la scuola di non aver compreso i bisogni educativi speciali della figlia, di non aver predisposto un piano didattico personalizzato per lei. La donna ha aggiunto che è vero che la ragazza avesse cinque materie insufficienti (5 in geografia, 5 in matematica, 5 in scienze, 4 in Tecnologia e 4 in Arte), ma che avesse la sufficienza in tutte le altre sette materie.
Il Tar ha concesso una sospensiva e chiede alla scuola di motivare meglio la decisione. I docenti hanno spiegato nel dettaglio il percorso a dir poco accidentato della giovane: “Nei nove mesi di lavoro a scuola le problematiche anche neurologiche emerse, malgrado non chiaramente e tempestivamente comunicate dalla famiglia, si sono manifestate prevalentemente come una lucida opposizione alla condivisione di regole di convivenza, che la giovane ha sempre esplicitamente dichiarato di non voler rispettare, a causa di questo è stato pregiudicato il clima relazionale con i coetanei che hanno subito atteggiamenti aggressivi e derisori dalla ragazza, quest’ultima ha dimostrato di non aver ancora interiorizzato elementari schemi ed etichette comportamentali socialmente accettabili”.
La mamma a settembre è partita con la seconda impugnazione. A questo punto la scuola ha fornito i dettagli delle 10 note, dei 13 richiami, delle due sospensioni (aveva offeso gravemente due compagni di classe), i ritardi e le assenze “strategiche”. Quanto al mancato riconoscimento dei bisogni educativi speciali della ragazza, il Tar sostiene che la scuola è autonomamente in grado di decidere se gli studenti e le studentesse abbiano la maturità adeguata all’affiancamento personalizzato.
Infine i giudici scrivono che sta ai genitori attivarsi di fronte alle difficoltà di apprendimento dei propri figli, attivando insieme alla scuola un percorso adeguato. In questo caso specifico le insegnanti avevano più volte avvisato la famiglia della necessità di farsi supportare dallo psicologo della scuola. Dalla relazione inoltre emerge che era stata la docente coordinatrice della classe a contattare più volte la famiglia per discutere della giovane, inoltre la stessa prof aveva anche chiamato la scuola elementare di provenienza, per capire se anche lì la studentessa, all’epoca bambina, avesse avuto le medesime difficoltà.
Per contro, annota sempre il Tar: “La famiglia non aveva mai dato seguito al suggerimento di prendere contatto con lo psicologo della scuola, rivolgendosi a uno specialista solo il 30 giugno, ad anno concluso”, dopo 10 note, 13 richiami, due sospensioni e varie insufficienze. Alla luce di questi elementi il Tar decide: la ragazza dovrà ripetere l’anno, a meno che la famiglia non decida di ricorrere al Consiglio di Stato.