Combattere il bullismo e la violenza di genere alla radice, partendo dal luogo in cui si forma la personalità degli uomini di domani, la scuola. È la missione che si è dato Gino Cecchettin, padre di Giulia, la 22enne uccisa l’11 novembre 2023 dal fidanzato Filippo Turetta. Una missione che ieri lo ha portato a Catania, al liceo classico “Cutelli e Salanitro”, nell’ambito dell’iniziativa CampBus del Corriere della Sera.
“Dalle testimonianze che ascolto nelle scuole, docenti e studenti sono uniti nel chiedere una maggiore attenzione a materie come l’educazione alla sessualità e all’affettività“, ha detto Cecchettin a La Tecnica della Scuola. “Materie che mancano e invece dovrebbero essere potenziate, perché solo puntando su di esse le cose potranno cambiare”.
Cecchettin – che ha dato vita a una fondazione dedicata alla figlia Giulia, “per portare avanti la missione di promuovere la cultura del rispetto, contrastare la violenza di genere e sostenere le vittime” – sottolinea come tale istanza arrivi proprio dalle nuove generazioni. “Da un recente audit è emerso che oltre l’80% dei ragazzi è favorevole a un maggiore impegno su questi temi“.
“È ciò che cercheremo di fare come associazione, in autonomia o all’interno di altri progetti, pubblici o privati“, prosegue. Per Cecchettin, è importante l’impegno degli “adulti” nel processo educativo, siano essi genitori o insegnanti. “Ognuno deve fare la propria parte, e chiedersi se quanto fatto finora è sufficiente, tanto in casa quanto a scuola. Ascoltiamo davvero i ragazzi? Siamo in grado di dare le risposte che ci chiedono?“.
Cecchettin mette in relazione violenza di genere e bullismo, individuando una radice comune che occorre rimuovere. Per evitare tragedie come quella del 14enne di Latina che nei giorni scorsi si è tolto la vita – a cui La Tecnica della Scuola ha dedicato un ampio approfondimento – secondo la famiglia proprio a causa del bullismo subito a scuola.
“Penso che la radice sia comune, e si identifica nel modo in cui vediamo il prossimo. C’è una disparità tra maschi e femmine. I ragazzi pensano ancora di poter prevaricare. È lì che nasce tutto”.
Una consapevolezza che Cecchettin ha messo al centro del lavoro della fondazione che porta il nome di sua figlia, e che si è guadagnata attenzione anche a livello internazionale. “C’è stato un invito da parte dell’ONU, in particolare dall’ente UN Woman, a partecipare a un convegno a New York. Il fatto che siamo rappresentati è molto importante”.
A esprimere soddisfazione per l’evento è stata la preside del “Cutelli e Salanitro”, Elisa Colella. “Come scuola siamo chiamati a mediare tra le istanze del mondo digitale e l’istruzione scolastica“, ha detto aprendo l’incontro con i ragazzi in aula magna. “Lo stiamo facendo attraverso numerosi progetti, compreso quello di oggi, volto a promuovere l’acquisizione di competenze digitali nelle scuole. Competenze che devono incontrare anche il sentimento“.
Da qui l’incontro con Gino Cecchettin. “È per questo che siamo stati molto contenti di accogliere il papà di Giulia, che ci insegnerà come il mondo digitale non debba limitare la comunicazione e relazione umana“, ha concluso la dirigente. “Anche le nuove regole sui cellulari a scuola, che il nostro istituto ha sempre applicato e che sono state ulteriormente potenziate, vanno in questa direzione”.
L’evento, come detto, rientra nell’iniziativa CampBus del Corriere della Sera, iniziativa di formazione itinerante che a partire dal 2020 ha attraversato in lungo e in largo la Penisola, con un percorso di oltre duemila chilometri. L’obiettivo, scrivono gli organizzatori, è “promuovere la cultura digitale nelle scuole superiori italiane”, cercando di avvicinare studenti e docenti alle tecnologie emergenti, “e di favorire una cittadinanza digitale consapevole”.
L’edizione di quest’anno è partita proprio dal “Cutelli e Salanitro” di Catania, unica città del Sud Italia coinvolta nell’iniziativa. Nelle prossime settimane il bus del Corriere si sposterà all’ITIS “Galilei” di Roma, al liceo classico “Carducci” di Milano e al liceo classico “Scipione Maffei” di Verona.