Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha inviato al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara una proposta per istituire un fondo dedicato ai buoni pasto del personale scolastico. L’associazione chiede di superare l’attuale vuoto normativo, che limita il tema alla sola pausa oltre le sei ore per il personale ATA, estendendo il beneficio anche ai docenti impegnati in attività pomeridiane obbligatorie.
Il CNDDU propone l’istituzione di un “Fondo nazionale per il servizio sostitutivo di mensa nelle istituzioni scolastiche”, da introdurre con norma primaria e da destinare a una specifica sequenza contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca. Il diritto al buono, si legge nel documento, dovrebbe maturare solo nelle giornate di effettivo servizio in presenza superiori alle sei ore, con pausa realmente fruita, escludendo cumuli, monetizzazioni o corresponsioni durante ferie e assenze. Per il personale ATA il beneficio scatterebbe secondo il piano delle attività; per i docenti, nei giorni con scrutini, esami, formazione o altre convocazioni formali oltre l’orario di lezione.
Il Coordinamento presenta una simulazione prudenziale dei costi: su una platea di circa 210mila unità ATA, con un valore massimo di sette euro per 120 giornate annue, la spesa lorda sfiorerebbe i 176,4 milioni di euro. Estendendo il beneficio a 250mila docenti per trenta giornate di effettiva permanenza prolungata, l’onere salirebbe di ulteriori 52,5 milioni, per un totale complessivo stimato in circa 228,9 milioni annui, pari secondo l’associazione a circa lo 0,4% degli stanziamenti 2026 per l’istruzione scolastica.
Per il CNDDU la questione non può essere risolta con una semplice circolare, ma richiede un intervento coordinato tra legge di bilancio, atto di indirizzo del Governo e contrattazione con l’ARAN, poiché il vigente CCNL 2022-2024 non disciplina la materia per la scuola. Il presidente dell’associazione, Romano Pesavento, ha dichiarato: “Una Repubblica credibile non chiede alla scuola di moltiplicare attività, progetti e aperture pomeridiane continuando a considerare invisibile il tempo di chi le rende possibili”. Il Coordinamento propone un avvio graduale, con 100 milioni nella prima annualità destinati soprattutto al personale ATA, fino a raggiungere a regime i 220-230 milioni annui.