Davanti ai ragazzi di Gioventù Nazionale, alla manifestazione Fenix, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato un provvedimento in arrivo in Consiglio dei ministri che introdurrà per legge un tetto massimo di studenti stranieri per classe e il divieto di burqa e niqab nelle scuole, sostenendo che a scuola si debba andare a viso scoperto. L’annuncio ha scatenato reazioni immediate da sindacati e opposizione.
Secondo i dati raccolti dalla Tecnica della Scuola, gli alunni stranieri iscritti nelle scuole italiane sono 931.323, pari all’11,6% del totale, di cui circa 350mila di fede musulmana. Applicando le proporzioni relative a età, genere e uso effettivo del velo integrale, il numero di studentesse che indossano il burqa negli istituti italiani si aggirerebbe tra le 500 e le 600, ovvero una alunna ogni 660 classi su tutto il territorio nazionale.
Per Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil, il rischio è quello di superare i limiti fissati dalla Carta costituzionale: “Quando, per inseguire consenso elettorale, si sposta continuamente verso estremismi di destra il baricentro della politica, si rischia di oltrepassare l’argine rappresentato dalla nostra Costituzione”. Fracassi richiama gli articoli 3 e 34 della Costituzione, sul principio di uguaglianza e sul diritto all’istruzione per tutti, sottolineando che “inclusione, uguaglianza e diritto all’istruzione non sono slogan, ma diritti che devono essere garantiti attraverso risorse, organici adeguati, classi sostenibili”.
Duro anche il commento di Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs in Commissione Cultura: “Il limite massimo del 30% di studenti stranieri per classe è già previsto da una circolare dell’allora ministra Gelmini”, ricorda, annunciando che la sua proposta di legge per ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe sarà discussa alla Camera a novembre. Piccolotti collega l’annuncio sul burqa a un recente episodio di violenza a sfondo religioso avvenuto in una scuola, chiedendosi se non sarebbe più utile “garantire libertà e inclusione” piuttosto che concentrarsi sui divieti.
Critiche sono arrivate anche dalla senatrice M5S Barbara Floridia, già sottosegretaria all’Istruzione, che in un post sui social, richiamando i suoi 17 anni di insegnamento nella scuola pubblica, ha invitato la premier a occuparsi di risorse concrete, come fondi per la scuola pubblica, libri gratuiti e scuole aperte al pomeriggio, piuttosto che di annunci a effetto.
Ecco il post integrale:
“Di scuola, Giorgia Meloni, non ne parlare perché non sai di cosa stai parlando.
Prima di parlare di classi, di ragazzi e ragazze, di stranieri e di italiani, ascolta chi ha insegnato 17 anni nella scuola pubblica.
Dal nord al sud. Al freddo e al caldo.
E ha vissuto a 1200 euro a 1000km da casa.
Non fare propaganda sulla pelle dei nostri giovani. E su quella di noi docenti.
La scuola ha bisogno di tutto tranne che di slogan beceri.
Di cavolate irrealizzabili gridate da un palchetto in stile Cettina Laqualunque la scuola non ne ha bisogno.
Avviso la sprovveduta ( finta underdog) Giorgia Meloni che la circolare sul numero massimo di alunni stranieri per classe c’è già. E la avviso che è una circolare e non una legge per buon senso e applicabilita’. Ci sono infatti città, soprattutto al nord Italia, dove questa percentuale non è possibile rispettarla.
Se dovesse diventare legge, cosa facciamo con i bimbi, i ragazzini, le ragazzine straniere in più nelle scuole? Li deportiamo a chilometri di distanza? E come? Con gli scuolabus? O li accompagnano i genitori con la benzina a più di 2 euro? E come spieghiamo ai bambini che hanno la scuola nel loro paese che devono andare altrove. Perché?
Per inseguire Vannacci!?
Giorgia Meloni, fai una cortesia alle nostre orecchie, al nostro cuore, al nostro Paese torna a fare silenzio sulla scuola pubblica italiana come hai fatto in questi 4 anni.
Perché fai solo danni. E per questo già basta e avanza Valditara.
È iniziata la campagna elettorale.
È evidente.
Se dovete parlare di scuola ripetete con me solo poche cose:
1. Soldi per la scuola pubblica.
2. Libri gratis per le famiglie in difficoltà
3. Scuole aperte nel pomeriggio per corsi di educazione digitale, musicale, per fare teatro, sport e percorsi con pedagogisti e psicologi.
4. Spostare i 13 miliardi del Ponte sullo Stretto per l’unico ponte che ci serve per andare lontano: la scuola”.
La polemica arriva mentre la maggioranza è divisa anche su un altro fronte scolastico: le parole del generale Vannacci sugli alunni con disabilità grave hanno trovato la difesa di Rossano Sasso, di Futuro Nazionale, secondo cui la proposta di spazi di apprendimento alternativi all’aula non equivarrebbe a un ritorno alle classi differenziali, ma trarrebbe ispirazione da modelli già sperimentati, come i Poli Res attivi a Genova.