Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il dibattito in queste settimane è infuocato, quasi come le alte temperature che stanno colpendo il nostro Paese a fine maggio.
Il 72,26% degli insegnanti, secondo un sondaggio online della Tecnica della Scuola, dice no. Tutto nasce a seguito della scelta, fatta dalla Regione Emilia Romagna, di avviare una sperimentazione che consente ad alcune scuole di aprire dal 31 agosto, quindi oltre due settimane prima del 15 settembre, giorno in cui riprenderanno le lezioni secondo il calendario scolastico regionale: una decisione presa per venire incontro ai genitori lavoratori. Dall’ultimo giorno di agosto, fino al 14 settembre, si svolgeranno quindi attività alternative, di tipo anche formativo ma non propriamente didattiche.
Bisogna specificare che questa decisione non ha conseguenze dirette sui docenti: non sono loro, infatti, a dover “rientrare” al lavoro prima. Si parla infatti di attività extrascolastiche sportive, culturali ed educative che non sono certo tenute da loro.
In caso di redistribuzione del calendario scolastico e quindi delle attività didattiche, però, le cose sarebbero diverse. Gli insegnanti, c’è da dire, vengono sempre attaccati da chi sostiene che sono fortunati perché hanno ben tre mesi di ferie.
Si tratta di uno stereotipo duro a morire che però non ha riscontro nella realtà. Secondo un analisi condotta dalla Tecnica della Scuola, secondo il CCNL del comparto scuola, i docenti di ruolo hanno diritto a 30 giorni di ferie nei primi 3 anni di servizio, che diventano 32 giorni successivamente. A questi si aggiungono 4 giorni legati alle festività soppresse, per un totale di 36 giorni all’anno. Si tratta quindi di un monte ferie analogo – se non inferiore – a quello di molti altri lavoratori pubblici.
Tuttavia, a differenza di altri dipendenti, i docenti possono usufruire delle ferie esclusivamente nei periodi di sospensione delle lezioni, come le vacanze natalizie, pasquali e il periodo estivo. Ma questo non significa che siano liberi da impegni per tutta l’estate.
La fine delle lezioni, generalmente a inizio giugno, non coincide con la fine di ogni attività scolastica. Dopo l’ultima campanella, iniziano infatti gli scrutini finali, le riunioni collegiali, le attività legate agli esami di Stato e spesso anche i corsi di recupero o potenziamento estivi, che impegnano i docenti fino a metà luglio. E in molte scuole, tra fine agosto e inizio settembre, si svolgono incontri preparatori per il nuovo anno scolastico: programmazioni didattiche, aggiornamenti normativi e riunioni di dipartimento.
Anche per i docenti con contratto a tempo determinato valgono regole precise: chi ha maturato almeno tre anni di servizio – anche non continuativi – ha diritto agli stessi 32 giorni di ferie. In tutti gli altri casi, si accumulano ferie in proporzione ai giorni lavorati (2,5 giorni ogni 30 giorni di servizio). Solo in particolari circostanze è possibile ottenere il pagamento delle ferie non godute.
Un cambiamento nel calendario scolastico porterebbe ad una vera e propria rivoluzione nell’ambito della burocrazia e degli adempimenti dei docenti. Inoltre questi ultimi potrebbero avere ferie spalmate durante l’anno e non più legate maggiormente all’estate.