La scelta, fatta dalla Regione Emilia Romagna, di avviare una sperimentazione che consente ad alcune scuole di aprire dal 31 agosto, quindi oltre due settimane prima del 15 settembre, giorno in cui riprenderanno le lezioni secondo il calendario scolastico regionale, ha aperto un dibattito.
La decisione, hanno detto i responsabili istituzionali di questa scelta, è stata presa per venire incontro ai genitori lavoratori. Dall’ultimo giorno di agosto, fino al 14 settembre, si svolgeranno quindi attività alternative, di tipo anche formativo ma non propriamente didattiche.
Fermo restando che i docenti non sono direttamente interessati da questa iniziativa, rimane il nodo edifici scolastici: le scuole sono pronte ad accogliere gli studenti con temperature altissime?
Già in questi giorni di fine maggio insegnanti e studenti stanno letteralmente boccheggiando: in molte città si stanno superando i 30 se non 35 gradi. Bollino rosso domani, 28 maggio, in quattro città: Bologna, Firenze, Roma, Torino. Oggi in 14 città è bollino arancione. Lo indica l’ultimo bollettino pubblicato sul sito del ministero della Salute, come riporta La Repubblica.
Gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.
In un dossier Ocse dello scorso marzo, ripreso oggi da La Repubblica, dal titolo “Quali saranno i probabili impatti dell’aumento delle temperature sugli studenti e come si stanno adattando i vari Paesi?” si parla proprio di questo.
Le alte temperature influenzano l’apprendimento in modo diretto, peggiorando il benessere e le prestazioni cognitive, e indiretto, causando interruzioni nelle lezioni. Studi condotti sui dati PISA dimostrano che il caldo riduce i risultati dei test; ad esempio, ogni giorno supplementare sopra i 26,7°C riduce i punteggi degli studenti. La mancanza di aria condizionata aggrava queste perdite, specialmente per gli studenti più svantaggiati.
Molti sistemi scolastici, c’è scritto nel dossier, stanno modificando orari e calendari per ridurre l’esposizione degli studenti al calore. Le misure includono la chiusura delle scuole (che però dovrebbe essere l’ultima risorsa per evitare perdite di apprendimento) e lo spostamento delle vacanze estive.
Il dossier lancia un allarme: entro il 2050 le giornate calde potrebbero aumentare così tanto da avere grossi effetti negativi nell’apprendimento.