Sta facendo discutere la scelta, della regione Emilia Romagna, di avviare una sperimentazione che consente ad alcune scuole di aprire dal 31 agosto, quindi oltre due settimane prima del 15 settembre, giorno in cui riprenderanno le lezioni secondo il calendario scolastico regionale per venire incontro ai genitori lavoratori. Dall’ultimo giorno di agosto fino al 14 settembre, si svolgeranno quindi attività alternative, di tipo anche formativo ma non propriamente didattico.
Ovviamente i genitori potranno aderire su base volontaria; le attività saranno completamente gratuite o quasi. L’iniziativa ha scatenato un dibattito che tocca vari temi. In questo contesto, si torna quindi a parlare, per l’ennesima volta, dell’esigenza di rivedere il calendario scolastico: sarebbe il caso di modificarlo per adattarlo alle esigenze dei genitori, come chiedono da tempo, ad esempio, le mamme influencer di Mammadimerda?
Una delle due, Sarah Malnerich, è intervenuta ai microfoni de La Repubblica contestando quanto detto in questi giorni dagli operatori del turismo: “La protesta dei balneari è una triste fotografia del Paese: mette l’incasso di quindici giorni davanti a una questione di civiltà minima. Stiamo parlando di famiglie dove lo stipendio serve per vivere, non per il capriccio di ‘parcheggiare’ i figli”.
“In Italia basta che una madre vada a lavorare per essere etichettata come ‘cattiva mamma’. Ti dicono che vuoi parcheggiare tuo figlio quando invece stai solo chiedendo servizi di qualità. La scuola aperta a settembre non è un deposito, è un luogo di socialità e stimolo. Si parla di Summer Learning Loss, in tre mesi i bambini possono anche regredire, dobbiamo considerare che la platea è ampia e variegata. Usare questo termine è un modo per sminuire il diritto al lavoro dei genitori e, soprattutto, il diritto dei bambini più fragili, di quelli che hanno meno stimoli o con disabilità a non essere abbandonati a sé stessi per un quarto dell’anno”.
Ecco cosa propongono le attiviste: “Noi proponiamo pause più brevi e frequenti durante l’anno. I bambini a giugno arrivano esausti dopo nove mesi di tirata unica. Allungare un po’ a giugno e anticipare a settembre permetterebbe recuperi cognitivi migliori. Non è più scuola, ma è scuola fatta meglio”.
Qualche mese fa ne aveva addirittura parlato l’allora ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo di avere concordato la proposta – che sostanzialmente sottraeva giorni di vacanza nel periodo estivo – con il titolare del Mim Giuseppe Valditara. Quest’ultimo, dal canto suo, ha detto di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026, stanziando a sostegno circa 300 milioni di euro.
Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.
Di fronte alla domanda “Modificheresti il calendario scolastico per ‘spalmare‘ la pausa didattica nel corso dell’anno e non concentrarla solo in estate?“, ben 237 docenti su 328 (il 72,2%) ha dato risposta una negativa, così come il 68,52% dei genitori (74 su 108).