Dopo la decisione dell’Emilia Romagna di aprire le scuole il 31 agosto proponendo agli alunni attività alternative allo studio (è una sperimentazione su base volontaria), per venire incontro ai genitori lavoratori, si è scatenato un dibattito acceso in merito alla possibilità di ristudiare il calendario scolastico.
C’è chi crede che bisognerebbe aprire le scuole prima, chi pensa che invece il primo giorno di scuola dovrebbe essere il 1° ottobre. In molte regioni c’è chi ne sta discutendo. Confartigianato Imprese Cuneo, come riporta Il Corriere della Sera, ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere l’apertura anticipata delle scuole in Piemonte a partire dal 31 agosto, così come in Emilia Romagna.
“Da tempo intercettiamo i bisogni delle famiglie artigiane e delle imprese e raccogliamo esperienze pilota nelle scuole primarie cuneesi – spiega Daniela Balestra, presidente di Confartigianato Imprese Cuneo –. L’apertura anticipata delle scuole non vuole essere un semplice servizio di custodia, ma un presidio educativo e sociale che sostiene i genitori nel lavoro e rafforza la competitività del territorio”.
Oltre alla raccolta firme, Confartigianato Cuneo ha deciso di inviare a Regione e Province piemontesi una lettera ufficiale per avviare un tavolo di confronto basato su una serie di motivazioni. Per le famiglie è sempre più difficile gestire il tempo estivo dei figli. Non hanno chi le aiuta, entrambi i genitori lavorano. “L’estate coincide, per moltissimi artigiani, commercianti e lavoratori autonomi, con il picco dell’attività: sospendere o ridurre il lavoro non è spesso possibile, mentre l’accesso ai centri estivi è disomogeneo, talvolta costoso e non sempre compatibile con gli orari di impresa”.
Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.
Secondo gli ultimi dati forniti da Eurydice, relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia è al primo posto dei Paesi europei per numero di giorni di vacanze estive (97 giorni) e all’ultimo per numero di giorni di pausa durante l’anno (15).

Già nel 2023 il rapporto Eurydice dal titolo “The organisation of school time in Europe” denunciava la stessa cosa: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.
Ma le scuole sono pronte ad un eventuale redistribuzione delle pause didattiche? Ciò significherebbe ridurre le vacanze estive e quindi portare in classe docenti e studenti anche in alcune porzioni dei mesi più caldi dell’anno.
Al momento però si tratta di qualcosa di difficilmente praticabile: gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.
E già in questi giorni, a fine maggio, molte città italiane sono da bollino arancione se non rosso, con temperature fino a 30 e 35 gradi.