Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.
Dal sondaggio emerge chiaramente che determinate “abitudini scolastiche”, consolidate nel tempo, sembrano dure a morire: per oltre il 70% dei docenti, infatti, non bisognerebbe “spalmare” la pausa didattica nel corso dell’anno evitando di concentrarla solo in estate, così come aveva suggerito l’ex ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo anche di avere concordato la proposta con il titolare del Mim Giuseppe Valditara (il quale però ha precisato di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026).
Il dibattito è esploso, in questi giorni, a seguito della scelta, fatta dalla Regione Emilia Romagna, di avviare una sperimentazione che consente ad alcune scuole di aprire dal 31 agosto, quindi oltre due settimane prima del 15 settembre, giorno in cui riprenderanno le lezioni secondo il calendario scolastico regionale: una decisione, hanno detto i responsabili istituzionali di questa scelta, per venire incontro ai genitori lavoratori. Dall’ultimo giorno di agosto, fino al 14 settembre, si svolgeranno quindi attività alternative, di tipo anche formativo ma non propriamente didattiche.
La rilevazione online ha coinvolto in modo diretto 440 persone: complessivamente, hanno partecipato 328 insegnanti e 108 genitori.

Di fronte alla domanda “Modificheresti il calendario scolastico per ‘spalmare‘ la pausa didattica nel corso dell’anno e non concentrarla solo in estate?“, ben 237 docenti su 328 (il 72,2%) ha dato risposta una negativa, così come il 68,52% dei genitori (74 su 108).
Una risposta importante che, evidentemente, tiene conto delle difficoltà oggettive nel svolgere qualsiasi genere di attività all’interno delle scuole a fine estate, quando le temperature sono ancora considerevolmente alte: un problema che deriva in prevalenza dalla mancanza di condizionatori d’aria in almeno tre istituti scolastici italiani su quattro.

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Precisiamo che l’indagine è stata realizzata dalla testata giornalistica “La Tecnica della Scuola” nel periodo che va dal 21 al 25 maggio 2026. Hanno partecipato 440 lettori. Il sondaggio non ha carattere di scientificità: i risultati derivano da conteggi automatici.