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Aggiornato il 30.11.2025
alle 20:58

Capacità di scrittura: gli studenti di mezzo secolo fa erano più bravi? Sono stati rovinati dal ’68 e da Don Milani? I dati in uno studio che verrà presentato a breve

Si sente spesso affermare che “una volta si scriveva meglio”, che gli studenti del passato avessero competenze più solide rispetto a quelli di oggi. È un luogo comune ricorrente, ma fino ad ora raramente messo alla prova dei fatti: mancano infatti studi sistematici capaci di confrontare testi reali prodotti dagli studenti nel corso dei decenni.
Per colmare questo vuoto, la casa editrice Zanichelli ha sostenuto un ampio progetto di ricerca guidato da Matteo Viale, docente del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna. L’obiettivo è ambizioso: analizzare come è cambiata la qualità della scrittura degli studenti italiani negli ultimi cinquant’anni, a partire da uno dei contesti più significativi della scuola italiana, la prova scritta di italiano dell’esame di maturità.

Gli esiti della ricerca saranno presentati il prossimo 3 dicembre a Bologna.

Il progetto ha preso avvio con un censimento degli archivi di una ventina di scuole superiori distribuite sul territorio nazionale, che hanno messo a disposizione le loro prove di maturità. Il risultato è un corpus ampio e rappresentativo, che raccoglie oltre 3.300 elaborati, prodotti tra il 1967 e il 2012, provenienti da licei e istituti tecnici e appartenenti a diverse macroaree geografiche del Paese.

Dopo la raccolta, i testi sono stati digitalizzati presso l’ADLab, il laboratorio scansioni del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, e successivamente trascritti secondo criteri oggettivi e uniformi. Il lavoro ha portato alla creazione di un corpus imponente: più di 2.300.000 parole, analizzabili sia per aspetti quantitativi sia qualitativi.

Grazie a questa ricerca, per la prima volta sarà possibile osservare con dati concreti come si siano evolute le competenze di scrittura degli studenti italiani: le scelte linguistiche, la complessità sintattica, l’organizzazione del testo, il lessico utilizzato e molto altro. Il confronto tra decenni diversi permetterà di comprendere se l’idea che “si scriveva meglio in passato” trovi conferma nella realtà oppure se si tratti di una percezione nostalgica non supportata da evidenze.

La pubblicazione dei risultati offrirà uno strumento prezioso per insegnanti, linguisti e studiosi dell’educazione, contribuendo a un dibattito spesso dominato dalle impressioni ma raramente fondato sui dati.

Dai toni del comunicato ufficiale della casa editrice Zanichelli e della Università di Bologna pare di capire che la ricerca potrebbe smentire la “narrazione” di studenti degli anni ’60 che scrivevano come se avessero appena “sciacquato i panni in Arno” e di studenti del nuovo millennio che si esprimerebbero in modo impreciso e raffazzonato.
Insomma, la narrazione di studenti rovinati dal ’68, dal “donmilanismo”, dalla autonomia scolastica e dalla “scuola senza voti” potrebbe non reggere alla prova dei fatti e dei dati scientifici.

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