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12.09.2026

Caterina Balivo: “La scuola è anacronistica. Che senso ha tenere a casa i ragazzi per tre mesi? Ci vuole una riforma sui contenuti”

La conduttrice Caterina Balivo, 46 anni, madre di due figli di nove e di quattordici anni, ha lanciato un’invettiva contro il sistema scolastico, in un’intervista ai microfoni de Il Corriere della Sera. Ecco cosa ha detto.

“Niente cellulare fino a 13 anni”

“È anacronistica. Oltre a una riforma sui contenuti, bisognerebbe ripensare anche alla durata: che senso ha tenere a casa i ragazzi per tre mesi? Quasi sempre entrambi i genitori lavorano, i bambini passano da un centro estivo a un’attività sportiva o nella natura, con costi non sempre e non per tutti sono sostenibili”.

Poi, sull’uso dei social tra i giovanissimi: “Mia figlia non avrà il cellulare almeno fino a 13 anni. Però abbiamo trovato una soluzione per lasciare la libertà di chiamare genitori, amichette, nonni in modo autonomo. In casa abbiamo un telefono fisso, lo usa per comunicare. Tornando al vero motivo per cui quest’apparecchio è nato”, ha concluso.

Calendario scolastico da modificare?

Insomma, il pensiero della Balivo è simile a quello delle mamme attiviste di Mammadimerda, che da tempo spingono, anche e soprattutto con una petizione che è diventata molto popolare, che mira a modificare il calendario scolastico.

“Ristudiamo il calendario”, che nel 2025 ha raccolto oltre 75.000 firme consegnate da WeWorld in Senato, nasce dalla convinzione che il diritto all’educazione non possa interrompersi per mesi e che sia necessario ripensare l’organizzazione del tempo scolastico – insieme all’offerta formativa – per rispondere ai nuovi bisogni delle famiglie e delle nuove generazioni.

Attraverso la petizione, WeWorld e Mamma di merda hanno chiesto ufficialmente alle istituzioni l’apertura delle scuole anche a giugno e luglio con attività extrascolastiche e l’introduzione obbligatoria del tempo pieno fino a 14 anni per tutte le scuole. A confermare l’attualità del tema sono anche i dati raccolti attraverso un sondaggio del 2025 da WeWorld e Mamma di Merda: 1 famiglia su 2 segnalava difficoltà di figli e figlie nella ripresa della scuola a settembre, mentre 1 genitore su 20 dichiarava di aver rinunciato a opportunità lavorative o di aver lasciato il lavoro per gestire la lunga pausa estiva. Alle difficoltà organizzative si aggiunge inoltre un costo medio di circa 530 euro per figlio o figlia per coprire solo una parte delle settimane di chiusura delle scuole, attraverso centri estivi, attività educative o altre forme di supporto.

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