Home Politica scolastica Cgil: per 1 ragazzo su 4 i percorsi scuola-lavoro non sono qualificanti

Cgil: per 1 ragazzo su 4 i percorsi scuola-lavoro non sono qualificanti

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Se la ministra Giannini parla di 650mila studenti coinvolti sull’alternanza scuola-lavoro, su cui il Governo ha investito tanto nell’ambito della riforma della Buona Scuola, la Cgil, Flc Cgil, Rete degli Studenti Medi e Fondazione Di Vittorio, la pensano in altro modo: “Sono a rischio un gran numero di esperienze di alternanza scuola-lavoro. Un ragazzo su 4 è fuori da percorsi di qualità e vive un’esperienza dequalificata, il 10% ha partecipato solo ad attività propedeutiche, con un picco nei licei e il 14% ha partecipato solo ad esperienze di lavoro in particolar modo negli istituti professionali. E l’80 per cento delle esperienze sono state fatte almeno in parte nel periodo estivo, senza contare che al Sud la situazione è peggiore che al Nord”.

 

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L’analisi della Cgil, è stata presentata questo pomeriggio ed è il frutto di un attento monitoraggio del primo anno di attuazione della legge 107. Una ricerca che ha coinvolto 205 scuole in 87 province con 180.335 studenti intervistati. La segretaria confederale, Gianna Fracassi, ha sottolineato inoltre che “questo primo anno è stato di notevole criticità. Sarebbe utile fare un passo avanti non solo nelle grandi imprese ma nella piccole e medie per garantire ai ragazzi percorsi di qualità e veramente formativi, mettendo quindi in campo percorsi anche valutativi”

Per la Cgil, come riporta Vita.it, la normativa vigente non ha definito criteri e procedure di accreditamento della capacità formativa delle strutture ospitanti, limitandosi ad alcuni requisiti generali e riducendo le competenze richieste ai tutor aziendali esclusivamente all’affiancamento formativo.

Di conseguenza l’accertamento dei requisiti, da parte delle scuole, non può che limitarsi a criterio di tipo burocratico (ad esempio il rapporto tra numero di alunni e tutor aziendali, per altro non fissato per legge).