Attenzione alle chat e ai messaggi scambiati tra insegnanti e alunni, perché in determinate circostanze “chattare con uno studente può costare l’accusa di adescamento sessuale”. A dirlo, citando una sentenza della Corte di Cassazione (documento numero 25370/2026) è Il Sole 24Ore, secondo cui “chat e messaggi tra docente e studente possono diventare elementi decisivi persino per disporre gli arresti domiciliari quando fanno emergere un quadro di potenziale adescamento sessuale“.
“La vicenda riguarda un insegnante accusato di avere instaurato un rapporto inappropriato con un alunno minorenne attraverso comunicazioni private e di averlo invitato nella propria abitazione”, scrive ancora il quotidiano di Confindustria. “La Suprema Corte ha confermato la misura cautelare, precisando però che non si tratta di una condanna: sarà il processo a stabilire se le accuse troveranno conferma“.
La decisione, prosegue l’articolo, “richiama l’attenzione sul delicato equilibrio che deve caratterizzare il rapporto tra docenti e studenti. La scuola non è soltanto un luogo di apprendimento, ma anche uno spazio fondato sulla fiducia, sulla responsabilità educativa e sulla tutela degli alunni, soprattutto quando si tratta di minori. Per questo motivo, ogni comunicazione privata tra insegnante e studente richiede particolare attenzione e deve rimanere coerente con la funzione educativa del ruolo ricoperto“.