Breaking News

Cidi: il 6 in condotta? Non funziona. Inasprisce i conflitti e cristallizza la devianza

Valentina Chinnici, presidente del Cidi (centro inziativa democratica degli insegnanti), in riferimento al regolamento del ministro Valditara, attraverso il quale con un voto inferiore al 6 bisogna ripetere l’anno, a prescindere dai voti di profitto, mentre con un 6, non sarà concessa l’ammissione automatica e sarà richiesto un elaborato collegato ai motivi che hanno determinato il voto ottenuto, ha dichiarato a Vita.it, attraverso una intervista: “Ho insegnato per vent’anni nelle scuole delle periferie di Palermo e posso dire con assoluta certezza che tutto ciò che riguarda voti in condotta e sanzioni disciplinari, quando è applicato a ragazzi cosiddetti “difficili” o “a rischio” ovvero giovani che manifestano comportamenti trasgressivi, talvolta persino ai margini della devianza, non funziona”.

E non solo, secondo la presidente queste servono solo per inasprire i conflitti, “irrigidiscono i comportamenti e cristallizzano la devianza. Se l’obiettivo della legge è rafforzare l’autorevolezza dei docenti o ridurre la violenza e l’aggressività a scuola, mi sento di dire, per esperienza diretta, che non è questa la strada giusta”.

Inoltre, aggiunge Chinnici, i ragazzi più oppositivi “rispondono molto meglio ai crediti di fiducia e quando sentono che l’insegnante crede in loro, cambiano atteggiamento. Ma se si sentono sfidati sul piano della punizione, dell’autorità imposta dall’alto, non reagiscono come si spera. Anzi, non riconoscono quella forma di autorevolezza. Questi ragazzi sono spesso convinti di non farcela. E così, per difesa, fanno saltare il banco o lanciano il quaderno”.

A parte il rischio di incrementare gli abbandoni, “la scienza, dalle neuroscienze alla psicologia sociale, ci dice chiaramente che i metodi basati sulla “mortificazione” non sono efficaci. Pensando all’ipotesi di bocciatura è importante comprendere che escludere un ragazzo dal suo gruppo classe come “pena” per un cattivo comportamento non genera apprendimento, ma solo rifiuto”.

D’altra parte, aggiungiamo, è assai più semplice e sbrigativo, punire, allontanare dalla classe, bocciare che “costruire una visione educativa realmente condivisa”, mettersi a capo della cordata e portare tutta la classe sulla vetta.

Infine è emerso, si legge sempre su Vita.it, relativamente alle aggressioni i docenti, che  nell’anno scolastico 2023-2024 si sono registrati 68 casi di aggressione al personale scolastico. Di questi: 33 sono stati compiuti da familiari di studenti, 31 dagli stessi studenti, 4 da persone estranee e in un caso l’autore è rimasto ignoto.

Ciò dimostrerebbe che “la disciplina non può limitarsi a una semplice sanzione, ma deve far parte di un percorso educativo condiviso, che tenga conto delle difficoltà e dei cambiamenti del contesto in cui i giovani crescono e soprattutto in cui gli adulti siamo esempio da seguire prima che adulti che sanzionano”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate

I nostri Corsi