Ancora coltelli e armi a scuola. In un istituto di Varese un ragazzo e un compagno, entrambi minorenni, avrebbero portato a scuola una lama – un coltello a farfalla con una lama di 4 centimetri – che i due avrebbero utilizzato per un gioco, forse una sfida, nei bagni della scuola durante l’intervallo.
Come riporta Ansa, le prime informazioni raccolte dalla Polizia sembrerebbero escludere l’ipotesi di un’aggressione o una lite. Uno dei due ragazzi, che frequenta la prima superiore, è rimasto ferito lievemente a un pollice, l’altro, che ha portato il coltellino, è invece andato in Questura accompagnato dalla madre.
Il dirigente scolastico ha annunciato pesanti conseguenze in seguito all’accaduto che saranno vagliate nel corso di un prossimo consiglio di classe. “Non è ammissibile portare delle armi di alcun tipo a scuola, e quanto accaduto avrà delle ripercussioni molto gravi: settimana prossima si terrà un consiglio di classe e verranno prese delle misure molto serie per quanto accaduto”, queste le sue parole.
Il ragazzo, come riporta Il Corriere della Sera, aveva inizialmente raccontato di essersi ferito con una porta, ma i docenti non credendogli hanno approfondito e hanno scoperto che la ferita era stata provocata da una lama portata a scuola da un amico.
Ieri, 28 gennaio, è stata pubblicata la direttiva congiunta tanto attesa firmata dai ministri dell’Interno (Piantedosi) e dell’Istruzione (Valditara) per cercare di contenere gli episodi di violenza nelle scuole dopo l’accoltellamento a morte di un ragazzo a scuola a La Spezia.
Piantedosi, il 27 gennaio, ha annunciato: “In queste ore usciremo con una direttiva condivisa col ministro Valditara che manderemo ai dirigenti scolastici e ai prefetti, significherà che su richiesta dei dirigenti scolastici, quindi nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica, insieme ai prefetti si potrà decidere di fare dei controlli nelle scuole, davanti e all’ingresso, in connessione al fenomeno crescente dell’utilizzo dei coltelli da parte dei ragazzi”.
Come riporta La Repubblica, la prefettura di La Spezia ha consentito l’uso all’interno dell’istituto. Più controlli all’esterno degli istituti scolastici della Spezia da parte delle forze dell’ordine, anche con l’uso di metal detector portatili “qualora le circostanze lo richiedano a fini di sicurezza”. E’ la conclusione a cui è arrivato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito in prefettura, in mattinata, alla presenza di Questore.
“Il metal detector a scuola sarà uno strumento utile. Non c’é nulla di repressivo. Anche perché chi non porta coltelli, non ha nulla da temere. Repressione? Che dire? Mi dispiace per questa lettura distorta. La sinistra sbaglia”. A dirlo è stato, sempre ieri, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: in un’intervista al quotidiano Il Foglio, ha anticipato i contenuti del recente decreto sicurezza, che vuole essere una risposta dell’Esecutivo a seguito dei gravi fatti, con studenti protagonisti, accaduti nel corrente anno scolastico, prima a Latina e poi a La Spezia.
Per frenare l’escalation di casi di giovani che usano armi improprie, portandole in alcuni casi anche a scuola, il capo del dicastero di Viale Trastevere ha detto che si agirà “su tre fronti: in primis dobbiamo intervenire sul fenomeno, perché nessuna società democratica può tollerare che un giovane vada in giro armato. Dopodiché dobbiamo motivare le giovani generazioni: uno studente che trova una scuola capace di valorizzare i suoi talenti, di appassionarlo, sarà meno incline a forme di devianza. Non ultimo, è nostro dovere sensibilizzare le famiglie. Personalmente vorrei che il decreto sicurezza includesse anche questo aspetto. Il coinvolgimento dei genitori nel percorso formativo. In special modo nei contesti di fragilità“.