Home I lettori ci scrivono Competenze e compiti di realtà: la scuola del vuoto

Competenze e compiti di realtà: la scuola del vuoto

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Ma finiamola con questi termini di nuovo conio della scuola tra compiti di realtà, competenze e con le conoscenze che vanno a farsi benedire perché considerate fuori luogo e anacronistica per la scuola del XXII secolo.

Buttiamo giù tutto il castello di sabbia di una scuola che non forma più, che non istruisce più e ripartiamo da zero, facendo un grande passo indietro di quanto la scuola funzionava per davvero e gli studenti erano più preparati di quelli di oggi. Vogliamo preferire la scuola del vuoto, dell’inconsistenza del nulla assoluto. Facciamolo pure ma poi non lamentiamoci se i giovani più capaci lasciano l’Italia per andare a completare gli studi all’estero.

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Sì perché oltre i confini dell’Italia c’è la scuola seria, quella che prepara alla vita e avvia al lavoro. Dobbiamo metterci in testa che la conoscenza prescinde dalla competenza per cui se uno studente non sa come può imparare la competenza, ossia la capacità pratica e critica di sapersi muovere nel mare magnum della conoscenza? Oggi si parla solo di didattica delle competenze che si sta dimostrando una colossale “boiata”.

La competenza non può essere acquisita senza la conoscenza, per cui se io non so come posso avere una competenza? La didattica della competenza, tuttavia, prescindendo dalla conoscenza dà, per scontato, che l’alunno sappia fare senza conoscere. Chissà.

Ecco come si spiega perché molti alunni non possiedono la conoscenza e nemmeno la competenza in quanto non sapendo non hanno la possibilità di saperle applicare.

Con la “Buona Scuola” stiamo allevando una generazione di analfabeti funzionali e stiamo addirittura andando verso un analfabetismo di ritorno tutto rinnovato e abbellito dalla tecnologia che rende gli alunni tanti ebeti inghiottiti dagli smartphone e non sono toccati dalla più pallida idea di sapere il perché delle cose e, quindi, di conoscere cause ed effetti dei fenomeni storici, scientifici, matematici. Spesso gli alunni svolgono i compiti senza imparare le regole e le applicano commettendo errori.

Come si può svolgere un esercizio di grammatica, di matematica, di scienze senza aver prima imparato la regole per poi saperle applicare? Non si sa, è un mistero. Quando noi andavamo a scuola gli insegnanti ci spiegavano prima la regola e poi ci assegnavano l’esercizio da svolgere. Si torna a ripetere che la competenza non può prescindere dalla conoscenza perché tutte e due camminano sullo stesso binario e si intersecano fra di loro, per la qualcosa l’una diventa complementare all’altra. È un errore pensare il contrario ossia che la competenza si possa acquisire senza la conoscenza, ma se la “Buona Scuola” vuole così allora possiamo affermativamente dire che la “Scuola è finita”, è morta, è sepolta.

La colpa è da additare alle tante riforme che hanno interessato il sistema scolastico italiano che non hanno fatto altro che destabilizzare, distruggere, frantumare, macinare, uccidere la scuola italiana e, di conseguenza, mercificare, svilire, annientare il sapere e con il sapere tutta la cultura in generale.

Cara scuola, dove sei andata a finire? Noi vogliamo riabilitarti, ma la politica del nostro Paese non vuole, perché preferisce farci tutti ignoranti e manipolabili.

 

Mario Bocola