Sta ancora facendo discutere il caso relativo ad una candidata al concorso docenti Pnrr3 che durante la prova scritta dello scorso 1° dicembre, in Puglia, si è scagliata contro il dirigente scolastico e presidente del Comitato di vigilanza per le prove concorsuali.
Quest’ultimo, un dirigente scolastico, ha riferito di una candidata sorpresa a dialogare con una collega. Quando le è stato comunicato l’annullamento della prova, racconta il dirigente, la reazione è stata incontrollata e intollerabile: la candidata ha inveito accusandolo di abuso di potere, e ha proceduto all’aggressione fisica, strappando con forza il computer di servizio e il telefono personale, con l’intento di compromettere la procedura.
“Qualora i fatti fossero confermati, l’Amministrazione saprà adottare provvedimenti adeguati”: il Ministero ha assicurato che l’Amministrazione è pronta ad adottare provvedimenti adeguati contro la candidata.
Nel frattempo il dirigente aggredito è stato intervistato da Il Corriere Salentino. Ecco un suo primo commento intriso di amarezza: “Stiamo parlando di una docente, che dovrebbe essere un esempio per le future generazioni. L’autocontrollo è uno dei requisiti essenziali per l’insegnamento. Io ci tengo al rispetto delle regole. Una docente di questo tipo inevitabilmente può danneggiare gli alunni, ma anche creare problemi ai propri colleghi nel contesto scuola: ci sono delle ripercussioni trasversali inevitabili”.
L’uomo ha raccontato altri particolari relativi all’accaduto: “Prima dell’aggressione verbale e fisica, la concorrente ha iniziato a fare delle storie perché pretendeva di entrare nell’aula del concorso con la sua borsa, quindi ha cominciato a urlare e a sbraitare contro il commissario di vigilanza. Non accettava le basi delle regole per fare un concorso: si può entrare solo con bottiglietta d’acqua e codice fiscale. Come possiamo trasmettere il rispetto delle regole ai nostri alunni se non le rispettiamo noi per primi?”.
“Infatti non è finita lì: dopo un quarto d’ora me la sono vista in aula con la borsa e le ho detto che se non l’avesse lasciata, non avrei potuto farle sostenere la prova. È la legge! Ma lei ha cominciato a urlare: mi chiedeva di visionare la normativa che impone a tutti i docenti di lasciare le borse durante il concorso. Mi ha accusato di esercitare un abuso di potere nei suoi confronti. Sono stato costretto a chiamare l’ufficio scolastico regionale davanti a lei. Ho parlato con la dirigente per farle spiegare che queste sono le regole. Ho cercato di essere diplomatico. Chiaramente la dirigente dell’ufficio scolastico ha confermato quello che avevo detto alla candidata, che era già su di giri: se non avesse lasciato la borsa, non avrebbe potuto sostenere la prova scritta. Quindi lei, dopo qualche minuto, è scesa giù a lasciare la borsa: abbiamo fatto il riconoscimento e l’abbiamo fatta accomodare nella sua aula. Ho letto il vademecum delle regole per sostenere il concorso e ho assicurato alla professoressa che la sua borsa era al sicuro, chiusa a chiave in una stanza. Le ho detto che poteva stare tranquilla. Poi mi ha chiesto di chiudere la finestra e di spegnere un computer e io l’ho fatto proprio per farle capire che da parte mia non c’era ostilità”.
“Ho fatto il giro nelle aule dove si sosteneva il concorso scritto, per controllare che tutto fosse tranquillo, poi mi sono seduto alla cattedra e ho sentito un continuo mormorio. Ho alzato lo sguardo per capire da quale parte provenisse e ho visto sempre la stessa candidata, che aveva fatto i problemi per la borsa, che parlava a un’altra candidata. La collega a fianco mi guardava e stava ferma. Ma a questo punto non potevo non intervenire, perché il bando del concorso è molto chiaro su questo: è prevista l’interruzione della prova qualora un candidato venga sorpreso a parlare. Chiaramente, se comincia a parlare un candidato, poi hanno diritto di parlare tutti gli altri e non è più un concorso, non solo perché si possono ottenere dei suggerimenti, ma anche perché si disturbano gli altri. Credo che questo sia il minimo indispensabile e che lo capisca chiunque”, ha aggiunto.
“Ho invitato la candidata a uscire dall’aula, ma lei non ne voleva sapere, mi urlava delle parole contro: un’aggressione verbale che non cessava. Quindi, io ho chiamato di nuovo l’ufficio scolastico. Sono stato costretto a chiamare i carabinieri. Continuava ad urlare e non andava via: lei continuava a disturbare i candidati (e nel frattempo anche il loro tempo scorreva). Mi è dispiaciuto per loro, che erano già in tensione per la prova e sono stati distratti da questa persona che non smetteva di urlare e inveire contro di me”.
Ecco l’escalation: “La candidata mi ha strappato il pc dalle mani. Io me lo sono ripreso velocemente le ho detto di non permettersi di sottrarre un bene della scuola. Mi sono seduto nuovamente per inserire il codice di sblocco che avevo sul mio cellulare personale, che tenevo tra le mani, ma lei urlando me lo ha strappato via. Ormai era inarrestabile. Io mi sono impossessato nuovamente del mio cellulare (l’ho preso dalle sue mani), ma lei ha iniziato ad accusarmi di averle messo le mani addosso. Io le ho risposto che l’avrei denunciata per questa calunnia. A quel punto la situazione era totalmente fuori controllo. Lei ha cominciato a fare un ‘macello’ nell’aula. Come se non bastasse, si è anche accasciata al suolo e ha cominciato ad ansimare. Per me una sceneggiata assolutamente grottesca. Una scena teatrale, ma vedendola in quelle condizioni ho chiamato comunque il 118. Mai vista una cosa del genere in vita mia”.
A quanto pare il ministro Valditara avrebbe chiamato il dirigente: “Mi ha fatto piacere ricevere la sua chiamata e la sua solidarietà: questo significa che le istituzioni sono vicine a chi rispetta le regole. Anche i colleghi mi sono stati molto vicini e sono stati solidali con me. Un dipendente pubblico ha degli obblighi comportamentali che non possono essere violati. Una docente non può comportarsi in questo modo. Il Ministero farà i dovuti approfondimenti: è accaduta una cosa che non ci si aspetta nemmeno dall’alunno più problematico. Non è la prima volta che faccio il presidente di commissione: ne ho viste di cotte e di crude, ma mai cose del genere. Bisogna mettere un freno: dobbiamo selezionare meglio la classe docente per preservare la comunità scolastica da chi è maleducato, arrogante e non rispetta le regole. Mi auguro che tutti i miei colleghi dirigenti agiscano nello stesso modo per far rispettare la legge”.
La donna, rimasta anonima, nega tutto. Ecco cosa ha comunicato tramite il suo avvocato: “È necessario precisare che non vi è stata alcuna aggressione da parte della candidata, né verbale né tantomeno fisica, così come in alcun modo la stessa ha sottratto al Dirigente il computer di servizio o il telefono cellulare.
Al contrario, la candidata è stata aggredita verbalmente dal Dirigente con tale veemenza sino al punto da cadere in terra, in ragione dell’aggressiva presenza fisica dello stesso ad un palmo dal suo volto, ed essere costretta a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine e dei sanitari, il cui ausilio veniva inizialmente opposto dal pubblico ufficiale, determinando tale omissione un peggioramento delle condizioni di salute della candidata, già affetta da problematiche di salute inerenti il sistema respiratorio.
Si respingono dunque con forza le accuse mosse dal Dirigente De Luca, evidenziando peraltro l’inadeguatezza logistica e di sicurezza inerente la sede concorsuale, nonché l’atteggiamento aggressivo assunto nei confronti della candidata dal Dirigente sin dalla fase precedente l’ingresso nell’aula ove si sarebbe dovuta svolgere la prova, nonché il comportamento prevaricatore e veemente tenuto dallo stesso in occasione della decisione di annullare la prova della candidata.
Tutte tali questioni, che saranno naturalmente portate all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria, sarebbe stato auspicabile trattarle esclusivamente nelle sedi competenti, come il senso delle Istituzioni avrebbe peraltro dovuto imporre al Dirigente Scolastico il quale invece ha ritenuto di dover fornire agli organi di stampa una propria versione dei fatti, ancor prima che il Ministero, dinanzi ai cui organi la candidata auspica di poter essere quanto prima audita, abbia attivato le procedure di controllo indicate negli articoli di stampa.
Attualmente, l’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia è incaricato di ricostruire l’esatta dinamica di quanto è successo. Il Ministero ha assicurato che l’Amministrazione è pronta ad adottare provvedimenti adeguati contro la candidata, ma solo qualora i fatti denunciati dovessero essere effettivamente confermati dall’indagine in corso.