Il congedo mestruale per le studentesse trova spazio in molte scuole: dopo gli ultimi recenti sì espressi da due istituti lucani e uno di Catania, è la volta del ‘Luosi-Pico della Mirandola’, a Mirandola appunto. Nell’istituto in provincia di Modena, la novità è giunta grazie alla volontà degli studenti di introdurre il nuovo provvedimento a favore del benessere: in pratica, ha scritto la ‘Gazzetta di Modena’, le giovani che soffrono di patologie specifiche e certificate potranno assentarsi per un massimo di due giorni al mese, senza però che tali assenze possano incidere su quelle complessive.
L’iniziativa è stata portata avanti da due studenti rappresentanti d’istituto, anche attraverso una raccolta firme: “Chi prova un dolore forte è spesso costretta a uscire dalla classe per cercare sollievo, non potendo vivere la scuola come il proprio corpo richiederebbe”, hanno spiegato gli studenti.
“Ci siamo ispirati al modello del ‘Severini’ di Ravenna, la prima scuola in Italia a muoversi in questa direzione nel 2022”, ha detto gli studenti promotori.
Il provvedimento è stato quindi portato in Consiglio d’Istituto, dove è stato approvato.
Meno di due anni fa, il Partito democratico propose di coinvolgere nell’iniziativa anche le lavoratrici della scuola, docenti e donne appartenenti al personale Ata.
Eleonora Mattia, consigliera regionale Pd del Lazio e presidente del Comitato Regionale di Controllo Contabile annunciò di avere “depositato una proposta di legge per introdurre un congedo mestruale che permetta alle donne di assentarsi dalla scuola e dal lavoro e rimanere a casa nei giorni di picco del ciclo, visto che i disagi legati alla dismenorrea sono una condizione diffusa, spesso con un impatto negativo tale da interferire sulle attività quotidiane”.
La strada per realizzare il progetto, aveva aggiunto la dem, sarebbe stata la “promozione di intese tra la Regione Lazio e le scuole, istituzioni formative, università e imprese alla concessione di contributi per campagne informative con il supporto di Asl ed enti del terzo settore”.
Il progetto fu allargato anche fuori la scuola, con possibili “meccanismi premianti per i privati: alle imprese che garantiscono alle proprie dipendenti il congedo mestruale viene assegnato un punteggio specifico sia nell’ambito di avvisi e bandi pubblici regionali che nelle procedure di selezione per l’affidamento e l’esecuzione di lavori, servizi e forniture”.
Mattia parlò di “un finanziamento di 200mila euro annui fino al 2025 tramite il fondo specifico per le iniziative volte a contrastare gli effetti discriminatori nei confronti delle donne affette da patologie o disfunzioni legate al ciclo mestruale”.
Procedure simili, a tutela delle donne con ciclo, sono già esistenti in diversi Paesi d’Europa, ad iniziare dalla Spagna.
A distanza di oltre 20 mesi, però, non risulta che il progetto del Pd laziale sia mai andato in porto. E neanche in altre regioni d’Italia.