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Contratto, i sindacati: servono soldi veri, docenti e Ata non sono fannulloni e assenteisti

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Un contratto innovativo per tutto il personale della scuola, perché docenti e Ata non sono fannulloni e assenteisti.

È quanto rivendicano i sindacati della scuola nel giorno della manifestazione a Roma della PA. Vi proponiamo le dichiarazioni dei leader delle organizzazioni sindacali rappresentative, che hanno aderito alla manifestazione nazionale di sabato 28 novembre per chiedere il rinnovo contrattuale per tutto il pubblico impiego.

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Il Governo smetta di elargire regalie ritagliate su false emergenze politico-sociali e fondate invece su evidenti scopi elettorali. La strada maestra è una sola: il contratto di lavoro. 
E’ ciò che scrive Domenico Pantaleo, segretario generale della FLC Cgil nella sua Cartolina al Governo. Capiamo che seguire la via indicata dalla Corte costituzionale non risponde ai suoi  interessi di potere tanto da stanziare 8 ridicoli euro medi per ogni lavoratore pubblico. Ma è la democrazia, quella che i lavoratori della scuola praticano tutti i giorni e che nessuna sedicente “buona scuola” – dai tratti autoritari, divisivi, negatori della collegialità e della condivisione, lesiva della libertà di insegnamento –  può cancellare. 
Post scriptum: se tiene veramente alla cultura e al futuro del Paese – aggiunge Pantaleo – stanzi nel corso di un quinquennio quei 15 miliardi che ci separano dall’investimento medio in istruzione dei Paesi Ocse.

Bisogna rinnovare il contratto – ribadisce Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola – per riconoscere finalmente giusta dignità e valore al lavoro nella scuola, avvicinando i trattamenti economici a quelli degli altri paesi europei. Ma non solo questo, occorre fare della contrattazione la leva giusta e più efficace per processi di innovazione condivisi e non imposti con arroganza e scarsa competenza.  La scuola può funzionare bene  – sottolinea Scrima –  solo se le diverse professionalità che vi operano sono valorizzate al meglio. Il governo trovi per questo le risorse necessarie.

 

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Ora bisogna far funzionare le scuole, dare sicurezze professionali alle persone, valore al loro lavoro con il rinnovo del contratto – è il commento di Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola.  Quello che stanno tentando di realizzare, fase dopo fase, è un sistema che si sta rivelando – come avevamo preannunciato – inefficace, ingiusto, impossibile da mettere in pratica.  Un sistema neo-burocratico e dirigista, tutto orientato a seguire le procedure, piuttosto che guardare al risultato, che riduce l’autonomia professionale. Un sistema che non ci convince, non ci piace, non rispetta i valori costituzionali assegnati al nostro sistema di istruzione. Va cambiato  – precisa Turi – nelle parti più deleterie della legge, come gli ambiti territoriali, la titolarità e responsabilità dei docenti nei confronti degli alunni.

Il governo dichiara di puntare sulla scuola per la crescita sociale, culturale ed economica del paese, ma di fatto ha emanato una legge che riporta la scuola indietro di 40 anni, al ‘68. Accanto al sacrosanto diritto allo studio – sottolinea Marco Paolo Nigi, segretario generale Snals Confsal – manca, da parte degli studenti, il dovere, anzi l’obbligo allo studio.  Il governo mortifica i lavoratori della scuola, li considera fannulloni e assenteisti.  Al tempo stesso – continua Nigi –  li condanna a un non rinnovo del contratto (bloccato da oltre 6 anni) e li mortifica, mettendo nella legge di stabilità solo pochi euro. Insomma, va cambiata la 107 nei punti in cui mortifica la scuola e va rinnovato il contratto.

Continueremo a batterci per la cancellazione delle parti inaccettabili della Legge 107 –  mette in chiaro il coordinatore nazionale Fgu, Rino Di Meglio –  in particolar modo la chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, che rischia di configurarsi come una trattativa privata. 
Proseguiremo la nostra battaglia – aggiunge Di Meglio – contro gli ambiti territoriali, che minacciano di discriminare i neo assunti rispetto a quelli titolari di cattedra con il meccanismo precedente, e contro il sistema di valutazione che investe i valutati, cioè gli studenti, del ruolo di valutatori degli insegnanti.

 

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