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23.05.2026

Contratto scuola e Pa, Zangrillo trionfante: pronti i soldi per i rinnovi fino al 2030. Ma l’inflazione galoppa, servirebbero aumenti di 800 euro al mese

Dal Governo Meloni si continua a commentare con fierezza la politica del rinnovo dei contratti del pubblico impiego, che, indubbiamente, per la prima volta ha portato a tre rinnovi nel volgere di una sola legislatura, con tanto di stanziamenti per i successivi tre anni. Stavolta a parlarne è stato il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo: sabato 23 maggio, durante il Festival dell’Economia di Trento – organizzato dal Gruppo 24 Ore e Trentino Marketing per conto della Provincia Autonoma di Trento – , il Ministro ha tenuto a dire che “i rinnovi dei contratti” dalla Pa rappresentano “uno dei processi che mi ha dato più soddisfazione in questi anni. Quando nel 2023 ci siamo assunti l’impegno di fare un punto di rottura con il passato che significava dire basta con i contratti che vengono firmati con anni e anni di ritardo e che non hanno continuità”.

“Abbiamo prodotto un percorso virtuoso”

“Negli anni – ha continuato Zangrillo – siamo stati capaci di produrre un percorso virtuoso. Ho ricevuto in eredità ancora la tornata 2019-2021 che ho chiuso nel 2023. Abbiamo chiuso quella 2022-2024. Abbiamo stanziato”, attraverso le ultime Leggi di Bilancio, “30 miliardi per tre tornate contrattuali che sono 2022-2024, 2025-2027 e 2028-20230”, con incrementi che si aggirano sempre sul 5-6%: “adesso stiamo lavorando sulla tornata 2025-2027 e per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento”.

Quello che è stato fatto e che si farà

Il titolare del ministero della Pubblica amministrazione ha quindi ricordato che lo scorso 1° aprile “è già stato firmato il contratto della Scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle Funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo poi avviato le trattative per i contratti della sanità e degli Enti locali: sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate”.

Quindi, ha ribadito il Ministro, “questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perchè non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030″.

Il costo della vita si “mangia” i rinnovi

Il problema, fanno osservare i sindacati, è che nel frattempo l’inflazione sta galoppando. Lasciando i salari sempre indietro.

Secondo il sindacato Anief non basta rivendicare la continuità dei rinnovi contrattuali, che rispetto al passato stanno pure conseguendo incrementi decisamente maggiore: considerando l’emergenza inflazionistica, occorre cambiare radicalmente l’approccio al finanziamento del comparto Istruzione. Gli incrementi previsti per il triennio 2025-2027, stimati in circa il 5,4% saranno infatti nuovamente assorbiti dall’aumento del costo della vita. Il giovane sindacato autonomo ricorda, inoltre, che il personale scolastico italiano continua ad avere stipendi inferiori rispetto alla media europea, nonostante carichi di lavoro crescenti, responsabilità educative sempre più complesse e una forte precarizzazione del sistema.

“La verità – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che se si considera l’andamento delle retribuzioni nella PA degli ultimi ventisei anni, servirebbero altri 13 miliardi per allineare in successive leggi di bilancio progressivamente i salari dei dipendenti del comparto Istruzione e Ricerca a quelli dei dipendenti delle Funzioni centrali: solo in questo modo sarebbe possibile garantire  ulteriori aumenti di 800 euro mensili (ad esempio della IIS tabellare sempre ferma dal 2010)”.

Martedì 26 aprile incontro all’Aran

Intanto, martedì 26 maggio è previsto il secondo incontro, sempre per il triennio 2022/2025 dei sindacati di Istruzione, Università e Ricerca all’Aran.

Il tema è quello del rinnovo della parte normativa, sulla quale si prevede una contrattazione sicuramente meno condivisa rispetto a quella “lampo” sulla parte economica, che ha portato lo scorso 1° aprile all’accordo condiviso con tutte le sigle sindacali rappresentative.

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