Le carte bollate, si sa, riservano sempre delle sorprese. E anche quando una procedura sembra essere arrivata a buon fine, ci sono degli accorgimenti da mettere in atto per evitare di vanificare i risultati raggiunti. A dirlo nel corso della nuova puntata di Scuola Talk – dedicata proprio al tema dell’Erasmus per gli studenti e il personale docente – è Maria Sofia Di Carluccio, valutatrice Indire, Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, che gestisce il programma in Italia.
“Per quanto riguarda gli errori da evitare, uno dei più comuni è pensare che il progetto Erasmus dipenda dalla volontà di pochi docenti”, spiega. “La candidatura è di istituto e deve prevedere una condivisione di ruoli, mansioni e responsabilità per rispecchiare l’intera comunità scolastica”. Bando ai personalismi, insomma, in un programma che in oltre quarant’anni ha fatto dell’inclusione e della condivisione le parole chiave. Ma i “pericoli” per gli istituti che decidono di partecipare sono tanti.
“Un altro errore riguarda la gestione burocratica: ottenere il budget è solo l’inizio”, dice ancora Di Carluccio. “Bisogna attendere l’autorizzazione formale dell’Agenzia Nazionale, controfirmata dal responsabile legale, prima di procedere a qualsiasi acquisto di titoli di viaggio, alloggi o corsi”. Al tempo stesso, non bisogna attendere troppo per mettersi all’opera: “Una volta ricevuto l’esito positivo, le scuole dovrebbero riprendere i contatti preventivi per pianificare le date delle mobilità“.
Tale coordinamento, precisa la formatrice, deve avvenire con l’ente ospitante. “È sbagliato aspettare l’accredito dei fondi sul conto della scuola prima di iniziare la pianificazione“, ribadisce Di Carluccio. “Infine, spesso viene trascurata la disseminazione. È fondamentale pianificare bene le attività di condivisione dei risultati”, conclude, “per dare visibilità all’impatto del progetto e permettere ad altri (specialmente ai newcomer) di apprendere dalle esperienze concluse“.