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Corrado Augias: va promossa la musica, anche quella sacra

Intervistato dal Corriere della Sera, Corrado Augias, parla di musica in vista di un ciclo di incontri sul “Divino nella musica” a Santa Cecilia: “La musica in questo Paese non è una priorità. Ha ragione il maestro Muti a dirlo, ma la sua orchestra giovanile non basta a cambiare le cose”.

E poi spiega il programma degli incontri: “Vogliamo raccontare in che modo la musica ha raccontato il sacro. Una galoppata dal canto gregoriano fino ai giorni nostri. La musica, essendo un’arte immateriale, impalpabile, volatile, può rappresentare il sacro come gli pare”.

Tuttavia importante risulta la sua riflessione sull’insegnamento della musica: “Io apprezzo la campagna di Riccardo Muti per una maggiore diffusione musicale, a partire dalla musica corale, però bisognerebbe impegnarsi nella pratica, non solo nel dire come vanno male le cose ma cercare di farle andare meglio, e la sua benemerita orchestra giovanile non basta. Ci sono tanti guasti che un uomo come lui dovrebbe denunciare e forse si risolverebbero”.

Infatti, rendere negletta la musica in un Paese che di musica si è nutrito e che stata il suo elemento fondativo e di identità, è colpa antica, inizia “con Giovanni Gentile e Benedetto Croce, a cui poco importava della musica, tradendo una tradizione, che nel caso di Croce è più grave, se pensiamo all’importanza della Scuola napoletana, quando Napoli era capitale della musica. Restando sul sacro, nei Paesi protestanti c’è la pratica della coralità, che noi non abbiamo. I cori cattolici sono delle lagne tremende”, mentre “il sacro va avvicinato col sacro, devi sentire che stai varcando una soglia, e vai in un’altra dimensione”.

“La musica non è mai stata sufficiente a se stessa. Se lo Stato è acuto e generoso, mette le persone giuste al posto giusto. Se mette le persone sbagliate è un disastro. È il livello di acculturazione a essere basso”.

E poi precisa: “Io sono ateo. Però attenzione, ateo non vuol dire privo di spiritualità. E non c’entra con l’aderire a una religione, ma sentire un afflato, un empito con quelle entità con cui devo percorrere questi pochi anni che devo stare qua, possono essere la visione di un albero o il concetto di fratellanza, una spiritualità sana, ai confini con l’umanesimo. Se credi in Dio sai che ha tutto preordinato, i suoi piani sono eterni e immutabili. Cosa gli vai a chiedere? Fammi vincere la Lotteria Italia, o evitami una disgrazia?”. 

E finisce dicendo: “Non immagino mai l’aldilà, sono convinto che quando me ne andrò finirà tutto. Vorrei scomparire in silenzio, non so se ci riuscirò. Magari qualche nipote, per amore, mi tradirà…”.

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